Set 12, 2026 · Psicologia, Psicoterapia

Adolescenti in crisi cercano sostegno emotivo nell’AI – psicologi livorno

Un sistema di AI sempre disponibile anche per problemi emotivi dei giovani; non giudica e permette di formulare domande che un adolescente potrebbe trovare imbarazzante rivolgere a genitori, insegnanti o amici.

Adolescenti e AI: quasi 40 mila studenti analizzati in Canada: uno su cinque (il 21%) ha dichiarato di ricevere conforto dall’intelligenza artificiale.

Questa notizia fa molto riflettere sul disagio psicologico dei giovani oggi.

La relazione tra intelligenza artificiale e i giovani oggi appare molto inquietante, l’isolamento e la solitudine degli adolescenti porterebbe i giovani a confidare le proprie insicurezze alla macchina.

Non soltanto ricerche, riassunti e compiti. L’intelligenza artificiale sta assumendo un ruolo molto più personale presso le giovani generazioni: quello di interlocutore al quale chiedere sostegno emotivo e consigli. Uno studio pubblicato su JAMA Pediatrics ha preso in considerazione un campione di quasi 40mila studenti, e il 21,1% di questi ha dichiarato di aver utilizzato l’AI generativa anche per finalità emotive. Un dato che apre una domanda sempre più attuale per genitori, educatori e medici: cosa significa quando un ragazzo o una ragazza, anziché rivolgersi a un adulto o a un coetaneo, racconta i propri problemi a un chatbot?

Adolescenti e AI: la macchina come confidente discreto

Lo studio, ha analizzato 39.761 studenti appartenenti a quattro distretti scolastici dell’Ontario, in Canada.

L’età media era di 12,8 anni. I ricercatori hanno distinto l’utilizzo funzionale dell’intelligenza artificiale, per esempio per attività scolastiche, dall’uso affettivo, cioè per ricevere sostegno emotivo o consigli. Sono stati 8.408, il 21,1% del campione, i ragazzi che hanno riferito quest’ultimo comportamento.

Nel confronto non corretto per altri fattori, il 57,7% di chi utilizzava l’AI a scopo emotivo presentava livelli clinicamente significativi di problemi emotivi, contro il 29,2% di chi non lo faceva. L’associazione si è ridotta, ma è rimasta presente, anche dopo aver considerato caratteristiche demografiche, solitudine e percezione di essere importanti per gli altri.

L’uso emotivo dell’AI sembra quindi identificare un gruppo di ragazzi con una maggiore vulnerabilità psicologica.

Un chatbot al posto di un amico?

È qui che il risultato diventa particolarmente interessante nella vita quotidiana.

Un sistema di intelligenza artificiale è sempre disponibile, non sembra giudicare e permette di formulare domande che un adolescente potrebbe trovare imbarazzante rivolgere a genitori, insegnanti o amici. Proprio questa accessibilità può renderlo attraente nei momenti di difficoltà. Ma gli autori invitano a distinguere l’AI utilizzata come strumento da quella trasformata in una sorta di rifugio digitale. Il dato non suggerisce che parlare con un chatbot sia necessariamente dannoso: può invece segnalare che alcuni ragazzi stanno cercando online un sostegno di cui sentono il bisogno. Per gli adulti, quindi, la domanda utile potrebbe non essere soltanto “quanto usa l’AI?”, ma anche “per che cosa la usa?”. Un cambio di prospettiva importante anche per l’educazione digitale.

Adolescenti e AI: cosa sappiamo dei bisogni dei giovanissimi?

Lo studio presenta però un limite decisivo: è trasversale, cioè fotografa comportamento e condizioni emotive nello stesso periodo. Non consente quindi di stabilire quale venga prima. Non sappiamo se rivolgersi all’AI contribuisca al disagio psicologico oppure se siano soprattutto i ragazzi già in difficoltà a cercare nell’intelligenza artificiale un interlocutore disponibile. Inoltre, i partecipanti provenivano da una specifica area canadese e i risultati non possono essere automaticamente estesi a tutti gli adolescenti. Serviranno studi longitudinali per capire come evolverà nel tempo questo rapporto. Per ora il messaggio più solido non è che l’AI renda i ragazzi più fragili, ma che il modo in cui la utilizzano può raccontarci qualcosa del loro benessere emotivo.

Pin It on Pinterest

Share This