Adolescenza e angoscia è un binomio che viene rilevato dal dilagare del disagio giovanile confermato ormai da tutti i dipartimenti di psichiatria degli ospedali pubblici, i quali dichiarano che sono sempre di più i giovani che hanno sviluppato, dopo la pandemia, malattie psichiatriche.

I disturbi più segnalati sono: sintomi ansiosi, attacco di panico, comportamenti depressivi, atteggiamenti autolesivi, dipendenze tecnologiche e alimentari, già presenti pera altro, prima della pandemia.

Introversione e internet

La pandemia inaugurando il tema del distanziamento sociale e del conseguente rifugio dal contatto con gli altri, ha amplificato una nuova tendenza depressiva nei giovani alla quale è seguito un atteggiamento d’introversione e chiusura, internet è senza dubbio fortemente implicata in questo processo.

A tale proposito, una class action delle scuole pubbliche negli Stati Uniti ha denunciato i principali social media quali causa dell’aumento dell’ansia, e dell’isolamento nei giovani.

La pandemia sviluppando il sentimento d’angoscia nei giovani, ha convalidato in modo drammatico un’angoscia generale diffusa. Se l’altro è portatore di un pericolo, l’unico partner affidabile a cui i giovani possono rivolgersi che non porti con sé questa minaccia è la tecnologia, la quale consente solo pseudo contatti e non espone il soggetto al rischio della perdita, dell’abbandono, della rivalità, e soprattutto della competizione tanto temuta.

Gli adolescenti sono stati i più colpiti dal lock down che li ha costretti a vivere un’esperienza di privazione della propria libertà, che è l’aspetto più desiderato dai giovani. Ma la stessa privazione della libertà è diventata poi, al tempo stesso, una sorte di comfort zone, un luogo di rifugio, di riparo.

Tornare a scuola ha significato per loro mettere alla prova se stessi, immergersi nella rivalità e soprattutto nella prestazione, mentre il rapporto virtuale garantisce un legame che non necessita di nessuna concorrenza, dando l’illusione al soggetto che sia lui a gestire il tutto.

Adolescenza e angoscia: iperconnessione

La così detta patologia dell’iperconnessione oggi è sempre più in crescita ed è un modo per evitare la connessione reale con l’altro, ma al tempo stesso, paradossalmente, è un modo per sconnettersi dal legame con l’altro per sfuggire alle emozioni negative e dolorose.

Pensare alla separazione dall’oggetto tecnologico, produce nei giovani fenomeni di angoscia primaria essendo diventata, per gli adolescenti ma non solo, una sorta di dipendenza orale dall’oggetto, forte quanto la mancanza del seno, come sostiene la psicoanalisi classica in relazione alla personalità “orale-dipendente”.

Gli elementi che caratterizzano oggi il disagio della giovinezza sono molti, basta pensare che pubertà e adolescenza in passato erano legate alle modificazioni fisiologiche del corpo e al loro vissuto, mentre oggi si presentano separate, e l’adolescenza va ben al di là del passaggio evolutivo puberale, prolungando e cronicizzando il disagio adolescenziale.

Adolescenza e angoscia: crisi del discorso educativo sociale

La crisi del discorso educativo nei confronti degli adolescenziale riguarda non solo la scuola, la difficoltà degli insegnanti e degli educatori di esprimersi liberamente e portare avanti la loro professione ma soprattutto i genitori i quali si scontrano con la loro incapacità di porre dei limiti, poiché tutto al di fuori dalla famiglia sembra spingere verso un permissivismo che esclude la possibilità dell’attesa, della pausa, del pensiero, dell’introspezione.

Assistiamo alla scomparsa della differenza tra le generazioni: gli adulti si vestono come i figli, giocano con gli stessi giochi, usano il medesimo linguaggio; tutto questo toglie al genitore autorevolezza simbolica, conseguente alla perdita di stima e di considerazione. 

Adolescenza e angoscia: perdita del desiderio

Denominatore comune di questo binomio è la perdita del desiderio nei giovani che sovraintende tutti i sintomi adolescenziali legati all’angoscia , sopra descritti quali: panico, depressione, anoressia, dipendenze tecnologiche, alcolismo, passaggi agli atti violenti.

Il desiderio è un potente portatore di energia, un sentimento intenso di ricerca appassionata, di vocazione, necessario per dare senso alla vita, attualizzare le proprie aspirazioni e realizzare il proprio progetto esistenziale.

Gli adolescenti si possono  educare?

I giovani oggi non si educano più come un tempo attraverso una disciplina autoritaria, al contrario si educano attraverso la testimonianza autorevole dei genitori che lascia trasparire dedizione verso il proprio lavoro, verso le proprie passioni, verso i propri valori. I comportamenti genitoriali metaforizzando sono come semi il cui il germoglio prenderà vita nel tempo, ma occorre aver fiducia e saper attendere.

La testimonianza attiva dei genitori tende ad evitare il conflitto, sebbene l’adolescente abbia un grande bisogno del conflitto per differenziarsi e costruire la propria identità. Ma non è più possibile per un genitore opporsi col braccio di ferro di una volta, occorre mostrare accettazione e amore. Il genitore d’oggi ha la possibilità di sciogliere il conflitto utilizzando nuove risorse, introducendo la parola, il gesto, che dissuade e distoglie da un proposito, trasformando il conflitto in scambio dialettico e neutralizzando possibili forma d’opposizione.

Adolescenza e angoscia: la trasmissione del desiderio

La funzione del desiderio il figlio l’apprende l’assimila inconsciamente, emozionalmente, attraverso il rapporto coi genitori; altri incontri fuori dalla famiglia e dalla scuola hanno questo potere evocativo e educativo: l’incontro con un testimone del desiderio, un mentore resta impresso nella mente del giovane e viene interiorizzato.
Anche la scuola che ha una funzione fondamentale nel processo di formazione della vita ha il compito principale di trasmettere la funzione del desiderio, affinché la mente dell’adolescente si apra spontaneamente consentendogli di rivolgersi con curiosità al mondo della cultura a della conoscenza e della creatività.

La caduta del desiderio, se non potenziata dalla vitalità del desiderio, intrinseco alla giovinezza, può portare corpo e mente a cercare altre fonti di eccitazione e soddisfazione “surrogate”. Per esempio, nell’aggressività, nel bullismo, nel vandalismo, nella distruttività in branco.

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