Quali sono i motivi psicologici e relazionali che portano all’Anoressia e Bulimia

Anoressia e Bulimia, il rovescio della medesima medaglia, è una patologia importante che nasce da una dinamica familiare che mette una giovane anoressica in una posizione difficile e l’induce a trovare il solo modo possibile di esprime la sua sofferenza rifiutando il cibo.

Questa è la risposta ad una situazione familiare estrema, l’anoressica pur non riconoscendola razionalmente, la sente emozionalmente e l’agisce.

Da questa situazione di forte confusione e disagio prende forma un sintomo provocatorio rivolto alla madre, poichè il cibo rappresenta simbolicamente la madre, è il cibo/madre che viene rifiutato.

Anoressia e Bulimia sono la metafora del rifiuto del rapporto materno, è la madre che non ha saputo dare nutrimento dal punto di vista affettivo, sebbene l’atteggiamento apparente di queste madri contrasti con la loro apparente iperefficenza, iperprotettività.

Il problema anoressia-bulimia emerge in termini alimentari proprio quando si è in presenza di un “iper dare” che nasconde un vuoto o una strumentalizzazione di tipo affettivo, inammissibile dai genitori.

Non ci sono solo le giovani anoressiche, ma anche le bulimiche quelle che vomitano anche 4 o 5 volte il giorno, mantenendo un peso normale, e che rappresentano una percentuale, non indifferente.

Anoressia e  Bulimia colpisce milioni di adolescenti, il 95% sono donne il 4,1% uomini, la percentuale d’esordio è intorno ai 14/18 anni. L’età d’insorgenza oggi sembra essersi abbassata al di sotto della pubertà fra i 12 e i 13 anni di età.

Le anoressiche da sempre intelligenti e sensibili, negli ultimi decenni si sono moltiplicate nella società del benessere, divenendo la seconda causa di morte giovanile, dietro soltanto agli incidenti stradali.

Nelle varianti della patologia bulimica si registrano cali rapidi di peso con vomito autoindotto e over exercising, intensificazione dell’attività sportiva, per bruciare più calorie. La maggioranza di queste ragazze infatti, tende nella cronicità ad abbandonare qualunque attività sociale-scolastica, chiudendosi in una sorta d’isolamento familiare.

Come reagiscono i genitori di fronte  all’Anoressia e Bulimia?

I genitori subiscono la malattia dei figli anche sul piano sociale, l’aspetto importante risiede nella sofferenza all’interno della famiglia, essendo per i genitori una tortura continua avere davanti ai loro occhi una figlia che pesa 29 chili e che afferma di essere troppo grassa, mangiando solo una mela il giorno. Dal punto di vista sociale queste famiglie vengono stigmatizzate, viste come colpite da una grossa disgrazia, un po’ come nella tossicodipendenza.

Le anoressiche più dimagriscono e più si vedono grasse, esprimendo a pieno la patologia che sottende il disturbo: la dismorfofobia, la fobia che nasce da una visione distorta del proprio corpo.

Nell’apparente assurdità del fenomeno c’è il fatto che solitamente l’anoressia si manifesta solo dove c’è abbondanza di cibo. Nell’antichità le anoressiche sono state principesse, nobildonne, ascete, spesso diventate sante. Questo fatto ha creato attorno a l’anoressia un’aurea di nobiltà ed elevatezza di spirito che la rende una sorta di fede religiosa, uno stato di grazia difficile da raggiungere e mantenere. Tutto ciò si può constatare digitando su google la sigla “ANA” (contrazione di “ANoressiA). Sempre più oggi su chat e blog si leggono comandamenti della filosofia “pro-Ana” o “pro-Mia” a seconda che vi si celebri l’anoressia o la bulimia. La frequentazione di queste chat e la diffusione di queste App è diventata un culto, un luogo dove è possibile parlare di tutto quello che è a favore dell’anoressia.

In queste comunità virtuali,  vengono condivisi consigli, regole, fotografie di anoressiche con corpi emaciati e braccia sfregiate. Nelle chat le ragazze si supportano nel mantenimento di propositi malati, amplificando i rischi, di queste patologie autolesionistiche, che possono condurre alla morte.

Uno dei comandamenti della “filosofia Ana”, in cui la magrezza diventa l’unico indicatore di bellezza e successo, recita: “Fino a vedere le tue splendide ossa”. In questo mondo invisibile, ma tutt’altro che parallelo, si aggirano migliaia di giovani e giovanissimi, alle prese con i Dca, disturbi del comportamento alimentare che chiedono di entrare in queste comunità virtuali con i loro diari ossessivi,

Cura e Terapia

I tipi di psicoterapie che vengono utilizzate per risolvere queste patologie, che rientrano a pieno titolo nel campo della psicosi, si dividono tra psicoterapeuti analitici e non, che utilizzano una psicoterapia individuale e chi invece interviene scrupolosamente attraverso una terapia familiare.

La terapia individuale dell’anoressia può sviluppare effetti positivi solo se confortata da un serio lavoro con la famiglia. Singole terapie individuali non riescono a guarire le anoressiche fin tanto che i genitori non si mettono in discussione, entrando anch’essi in una dimensione terapeutica. Una giovane anoressica non può guarire fin tanto che continua la lotta psichica con i suoi genitori. Una terapia individuale difficilmente può avere successo finchè i genitori pensando di essere perfetti e continuano ad insistere affinchè la propria figlia mangi e ingrassi e guarisca.

Di solito questi genitori sono ansiosi e ossessivi, pur non avendo mai fatto mancare nulla alla figlia, spetta al terapeuta il compito di mostrar loro che alla figlia anoressica è mancato il nutrimento più importante: quello emotivo ed affettivo.

Caso clinico

In un caso da me seguito si trattava di una famiglia con due figlie, dove la madre intratteneva un rapporto elettivo con la maggiore, mentre la minore era anoressica da molti anni e veniva considerata la piccola da assistere e accudure, con la quale però non era possibile scambiare, nè dialogare.

La figlia minore pensava di avere un rapporto privilegiato con la madre, poichè a causa dell’anoressia la seguiva in tutto e per tutto, sebbene il rapporto che la mamma intratteneva con lei fosse molto diverso da quello che intercorreva con la sorella maggiore, per la quale la mamma nutriva profonda stima e ammirazione.

E’ solo quando una madre comincia a capire le proprie dinamiche inconsce che si può intravedere l’inizio di un percorso di guarigione della figlia.

Di solito è utile lavorare sulla famiglia di origine per scoprire che a loro volta i genitori non hanno ricevuto affetto, o lo hanno avuto in maniera distorta. Quando il terapeuta riesce a mostrar loro questo, essi diventano più disponibili a capire cosa non funziona nella loro famiglia. E’ importante rendere i genitori coscienti della catena di sofferenza che è ricaduta su di loro, e che essi a loro volta fanno ricadere inconsapevolmente sui figli.

Così facendo i genitori non si sentono accusati per la situazione vissuta dalla figlia anoressica, e non oppongono un rifiuto delle loro responsabilità, che potrebbero pregiudicare la terapia.

E’ molto utile ad esempio creare nei genitori una sorta di “depressione costruttiva”, poichè essendo abituati ad una rigida negazione sia dei loro problemi personali, sia di coppia inizino a sviluppare un’attività riflessiva sui problemi che vivono e sul significato del loro comportamento.

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