Come esce la coppia dalla pandemia? La coppia, confusa e spaesata, ha vissuto stati d’animo e vicissitudini differenti, a partire dalla propria soggettività,  immettendo nella dinamica relazionale le proprie risorse psichiche e i propri sentimenti di rabbia e aggressività di rassegnazione reciproca, nonché la speranza di uscirne trasformati.

Tutte le tipologie di coppia sono state condizionate dal lockdown passato, e presente

Le coppie spaventate poiché inseguite da un nemico invisibile, hanno attivato componenti inconsce d’ansia, paura e angoscia; la quarantena è divenuta l’amplificatore delle dinamiche abituali della coppia, dei contrasti e dell’insofferenza prodotta dalla sensazione di claustrofobia e di privazione della libertà.

Superato il periodo del primo lockdown, la coppia ha potuto introspettarsi a livello individuale, proiettando in avanti la propria capacità progettuale  e la propria fantasia.  Nella difesa contro il nemico esterno ha saputo sopire conflitti e malcontenti, vivendo una sorta di letargo regressivo, all’insegna dell’adattamento necessario.

Nella seconda ondata Covid19 è ricomparso il “trauma precedente” col timore e la paura di riaprirsi all’esterno, sono esplosi sfoghi e tensioni fra i partner, anche in relazione alla ripresa (o non) del proprio lavoro, insieme alla precarietà e alla sfiducia sulle proprie possibilità, ha fatto capolino una diminuita autostima individuale. Lo sbilanciamento di reddito fra i partner squalifica l’altro, lasciandolo cadere in una lenta depressione, o in una sorta di vittimismo patologico.

Come esce la coppia dalla pandemia? Affiorano diverse psicopatologie

Terrorizzato dall’idea di essere contagiato, il partner ipocondriaco non dorme, si misura la febbre, controlla i propri linfonodi, ha picchi di ansia ad ogni colpo di tosse o raffreddamento. Vittima di una paura irrefrenabile, a niente servano le rassicurazioni del partner, egli tende ad alimentare continuamente il suo problema, anziché risolverlo.

La mania del controllo, quando troppo eccessiva diventa disfunzionale nella coppia, l’incertezza causata dalla pandemia spiazza il maniaco del controllo, che pianifica le uscite di casa, impone al partner e alla famiglia regole rigide di convivenza, prendendo 1000 precauzioni. Alla base di questa mania campeggia la “paura dell’ignoto”, ma è proprio l’eccesso del controllo che fa perdere il controllo su ciò che conta: “controllare tutto per non controllare niente”, impone la caccia all’untore, verso cui rivolgere la propria aggressività.

Nell’ultima delicata fase che stiamo vivendo, il Covid19 è ancora fra noi, conserva tutta la sua virulenza, dilaga il rischio del contagio: paura, distanziamento, mascherine e un miscuglio di sentimenti contrapposti si affollano. La delusione nelle coppie e nelle famiglie per non esserne ancora fuori è forte e fa sentire tutti minacciati da un nemico invisibile.

L’Utilizzo dell’altro come “capo espiatorio”, la crisi lascia emergere il peggio della nostra identità.

Il lockdown ha congelato e ingessato molte situazioni di coppia, esasperato conflitti interni dentro di noi, poche persone sono riuscite ad apportare, nelle loro relazioni nuove energie.  Alcuni sono riusciti in maniera acrobatica a gestire il rapporto col proprio partner, conservando una capacità di mediazione. Altri si sono lasciati andare a eventi trasversali extra coppia, altri ancora hanno mantenuto la relazione in attesa di tempi migliori, rinviando la constatazione di “crisi di coppia” ad un momento migliore.

Il desiderio di ognuno, che l’altro sia “come lo desideriamo”, mantiene attiva la speranza che il partner  possa diventare il  capro espiatorio delle proprie rabbie, degli insuccessi personali e professionali, senza porre l’accento e l’interrogativo su loro stessi: “è sempre l’altro che sbaglia!” Il problema nella coppia non sta nella ricerca del colpevole, ma nella capacità di comprendere reciprocamente i vissuti dell’altro.

Come esce la coppia dalla pandemia. Mettendola in sicurezza?

Il modo il cui la coppia è uscita dalla scorsa quarantena è dipeso dalla qualità psichica e individuale dei partner, dalla loro capacità di vivere insieme, ma separati, “lontani ma vicini”. Dal loro benessere economico, ma soprattutto dalla fase di vita che la coppia stava attraversando. La funzione del desiderio e la capacità di mantenerlo vivo nei confronti dell’altro, trovando ogni giorno il “nuovo” nel partner di sempre, coltivando l’intelligenza emotiva e l’attenzione affettiva, insieme alla capacità di metà comunicare sentimenti, emozioni, vissuti e sensazioni.

E’  importante nei tempi di criticità rispettare l’altro, in quanto degno di attenzione, senza squalificarlo, né darlo per scontato. Assumere un atteggiamento  propositivo nei confronti del partner comporta la valorizzazione di ciò che abbiamo, contro quello che non c’è. L’autonomia, la separatezza, l’individuazione nella coppia è migliore della fusionalità, senza perdere di vista noi stessi, stimoliamo la nostra creatività. Manteniamoci curiosi nei confronti della vita, affidiamoci a essa, recuperiamo energie positive dall’esterno per fare in modo di nutrire e vitalizzare la  coppia, traendo dallo scambio psichico reciproco il maggior piacere.

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