Feb 13, 2025 · Psicologia, Psicoterapia

Empatia: innata o acquisita? psicologi livorno

La capacità di partecipare alle emozioni e ai sentimenti altrui chiama in causa due livelli di funzionamento umano. Il primo livello contraddistingue una risposta immediata, istintuale, nel secondo livello intervengono processi riflessivi e cognitivi.

L’empatia rischia come termine di aver perduto nel tempo il suo significato psicologico, in quanto  comunemente usato, inflazionato e vago.

Il sostantivo  fa riferimento alla capacità di condividere sentimenti positivi o negativi con l’altro. Potremmo dire che è proprio il “sentire con” ciò che espressamente connota l’aggettivo “empatico”.

L’empatia è la capacità di entrare in contatto con l’emozioni altrui nel tentativo di andare alla ricerca di connessioni con l’altro e nelle relazioni sociali in generale, potremmo anche parlare d’intelligenza emotiva.

L’empatia ha a che vedere con i neuroni specchio?

La capacità di partecipare alle emozioni e ai sentimenti altrui chiama in causa due livelli di funzionamento umano. Il primo livello contraddistingue una risposta immediata, istintuale, nel secondo livello intervengono processi riflessivi e cognitivi.

Un contributo alla lettura dell’empatia deriva dallo studio dei neuroni specchio. La scienza ha dimostrato come a livello neuronale esista una predisposizione all’imitazione. Vedere l’azione o la reazione di un altro individuo non solo permette un processo d’ imitazione, ma diventa un rispecchiamento di sé stessi, nella misura in cui l’esperienza dell’altro viene vissuta dal punto di vista neuronale come se fosse la nostra stessa esperienza.

I neuroni specchio, che si trovano nelle aree motorie, si attivano sia in risposta a uno stimolo motorio sia in risposta a uno stimolo visivo.  Ad esempio, prendere un’oggetto o guardare una persona prendere quel determinato oggetto fa  attivare allo stesso modo i neuroni specchio.

I neuroni specchio rappresentano la possibilità per l’essere umano di progredire attraverso l’imitazione e di sviluppare legami attraverso il sentire comune.

Oltre all’azione, occorre prendere in considerazione cosa la persona intenda fare con quel gesto. I neuroni specchio hanno la capacità di cogliere queste diverse intenzioni e permettono di agire di conseguenza, in tempi rapidi. Questo processo di riconoscimento avviene in modo intuitivo, a livello della pre-consapevolezza.

Il ragionamento e la riflessione possono agevolare o ostacolare la risposta e l’attivazione dei neuroni specchio. Il non riconoscersi nell’altro può avvenire, con esseri umani diversi da noi, soprattutto se categorizzati in gruppi diversi di appartenenza. Ad esempio un’altra etnia può essere caratterizzata da attributi non positivi, o addirittura inferiori. Tale processo, di tipo sociale e culturale, può incrementare le distanze e inibire l’azione di immedesimazione che i neuroni specchio dovrebbero attivare.

Nei sistemi sociali differenziati per gruppi si attivano processi di favoritismo verso i membri del proprio gruppo e a sfavore dei membri del gruppo esterno.  Potremmo dire che l’uomo sia dotato della capacità di aiutare le persone più vicine e che sia portato a sfavorire quelle più lontane.

L’empatia è il nettare della psicoterapia

Il poter creare empatia nelle relazioni psicoterapeutiche è fondamentale per sviluppare un clima di fiducia di base reciproca su cui poggiare la relazione d’aiuto

L’empatia fu proposta per la prima volta da Carl Rogers negli anni Cinquanta ma subì un graduale e progressivo declino negli anni successivi. È stato grazie agli studi di Goleman (2005) sull’intelligenza emotiva che si è ricominciato a parlare di empatia cioè della capacità di sintonizzarsi con quanto l’altra persona sente e esperisce. Il sintonizzarsi con l’altro richiede l’impegno o il desiderio di prendere in considerazione lo stato d’animo altrui per creare una connessione.

Se per empatia intendiamo la com-passione, il sentire insieme, con il termine “sintonizzazione” intendiamo un direzionamento di questa possibilità empatica a favore dell’altro. La sintonizzazione richiede la capacità di osservare e modulare la propria risposta comunicativa verbale e non verbale affinché l’altra persona si senta compresa, entrando nella medesima lunghezza d’onda. Sintonizzarsi con l’altro è la base della creazione di un legame che facilita la possibilità stessa di relazione (come nel contesto terapeutico).

Milton Erickson esperto di ipnosi, mise a punto la tecnica del ricalco quale modalità verbale e non verbale di suggestione ipnotica. Il ricalco è una parte della comunicazione verbale e non verbale in cui il terapeuta ripropone al paziente, in una sorta di rispecchiamento, alcune sue modalità. Per realizzarlo occorre prestare attenzione all’altro, orientando la comunicazione e il linguaggio verso la costruzione di un clima collaborativo e di fiducia.

Alla fine degli anni 80’ questa tecnica ha preso il nome di Programmazione Neuro Linguistica (PNL) ed è stata proposta all’interno dei loro corsi di formazione sulla comunicazione, come strumento per riuscire a far presa sull’interlocutore e, creare un legame. 

Senza entrare in merito all’uso strumentale che può essere fatto di queste tecniche, dobbiamo tener presente, per quanto ci riguarda, che la relazione è sempre uno scambio Quotidianamente ci troviamo a comunicare con persone diverse e, alcuni di questi incontri sono altamente piacevoli e altri sgradevoli. La piacevolezza o meno dell’interazione risiede proprio nella capacità delle due persone di creare sintonia. Con alcuni questo è molto semplice, con altri è molto più complicato, ma ognuno di noi, prestando attenzione all’altro, può comunque essere in grado di sintonizzarsi.

Come utilizzare l’empatia per creare relazioni umane?

Molte persone si lamentano di essere spossati emotivamente a causa della loro eccessiva empatia, in pratica sentono che il nostro sistema neuronale è in grado di farci percepire molto dell’altro, senza tuttavia riuscire a codificare e gestire quel sentire. Il problema, non è sentire troppo o troppo poco, ma cosa fare del nostro sentire. Percepire la sofferenza altrui ci può consentire di attivare una risposta di aiuto, oppure possiamo decidere di prendere le distanze quando relazionarci con quel determinato dolore diventa troppo forte.

Essere empatici non significa portare su di sé il peso del mondo ma piuttosto utilizzare il sentire per creare relazioni, una sorta di intelligenza sociale che ci permetta di evolvere.

Potrebbe esistere una falsa comunicazione empatica?

 Il termine empatia viene utilizzato spesso nel suo significato più esteso, come sinonimo di una predisposizione generica alla comprensione dell’altro. In contesti formativi e talvolta anche professionali, l’empatia e l’ascolto attivo vengono indicati come caratteristiche di un rapporto interpersonale psicologicamente valido e funzionale, ma questi aspetti non giustificano di per sé l’utilizzo dell’empatia  a tutti i costi, finalizzato a proprio uso e consumo.

Gran parte dei messaggi di marketing ad esempio puntano sull’empatia con il potenziale cliente, senza considerare i suoi veri bisogni e desideri, e senza tener conto di come una buona comunicazione dovrebbe essere affidabile ed esperta. Questo modo di procedere e di utilizzare l’empatia diventa un’ aspetto negativo quando permea i rapporti interpersonali. Si tratterebbe in questo caso dell’induzione di un comportamento, o di una strumentalizzazione di un sentire comune.

Affascinati dalla seduzione di una risposta, dobbiamo far attenzione a non scivolare in un riduzionismo estremo ed egoistico. Dobbiamo sempre ricordare che il sentire da solo, benché empatico, non basta: occorrono anche la riflessione e l’impegno nel direzionarlo in maniera corretta e virtuosa.

Concludendo l’empatia non è una competenza innata ma si può coltivare: mettendosi nei panni dell’altro!

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