“I Origins”(2014) Regista:  Mike Cahill” 

“I ORIGINS” film di fantascienza con forti richiami filosofici-esistenziali nel quale viene affrontato Il tema della reincarnazione e trasmigrazione dell’anima, cioè il passaggio di un’ anima in un altro corpo.

La storia di uno scienziato

Jan Gary è un biologo molecolare, che lavora come ricercatore in un laboratorio d’iridologia, sin dai primi anni dei suoi studi, concentra la sua attenzione sul processo evolutivo dell’occhio, tentando di dimostrare il carattere scientifico di questo processo senza alcuna intromissione spirituale, vuole dimostrare scientificamente l’impossibilità dell’esistenza di Dio. Egli è alla ricerca del gene che gli permetta di trovare l’origine zero, nella catena evolutiva dell’occhio, visto non come strumento, bensì più come sede dell’anima. Jan è alla ricerca delle caratteristiche che rendono l’iride, un elemento unico d’identificazione biometrica, inizia a sospettare che, alla morte degli individui, tali peculiarità siano ereditate da un nuovo nascituro, in un processo infinito di trasmigrazione delle anime. La riproduzione identica degli occhi, fra persone differenti, accenna all’origine della vita, assimilando memoria e reazioni del portatore primario, di quel tipo di iride.

“I Origins” tra ragione e spiritualità

Il film propone un dialogo tra due mondi comunemente ritenuti inconciliabili, quello scientifico e quello spirituale. Sarà la scienza stessa, che permette incidentalmente di scoprire che l’anima esiste e che si reincarna nelle evoluzioni successive. La parantesi scientifica è la cornice entro cui si dipanano problematiche esistenziali sul senso dell’amore o più in generale su quello della vita e lamore diventa il mezzo per arrivare alla scoperta dell’ anima.

“I Origins” tra causalità e predestinazione

Quando Jan incontra Sofi, modella filo-messicana, completamente fuori dai suoi schemi, il suo esatto opposto, che per questo sembra attrarlo come una calamita, resta affascinato dai suoi occhi, che poi diverranno nel futuro motivo di nuove scoperte, in senso spirituale. I due si trovano casualmente e s’innamorano follemente l’uno dell’altro, di un amore vero. Sembrerebbe che sia stato il destino (o una qualunque forza superiore) a farli incontrare, pur rimanendo distanti come il giorno e la notte.

“I Origins” tra fede e scienza

Mike Cahill disegna un film intrigante sull’eterno dilemma dell’origine del mondo e dell’essere umano. Conferendo al film una sorta di potere metafisico, ponendo la scienza di fronte (o addirittura avanti) alla fede. Poiché due occhi non possono essere uguali, nel caso in cui due occhi, di due persone diverse, vissute in periodi diversi sono uguali, si tratta della medesima persona che si è reincarnata. Teoria alquanto bizzarra, ma che trasforma la sete di conoscenza e di conferme di Jan, in una sorta di ricerca interiore.

Aiutato da una giovane tirocinante che finisce per sposare, dopo la morte prematura della sua compagna, Jan partirà per un viaggio in India, alla ricerca di conferme alla sua teoria. I risultati dello studio finiranno solo per confermare l’ambiguità di un esito tanto sconcertante, quanto controverso.

Gli occhi specchi dell’anima

Gli occhi sono lo specchio dell’anima sembra volerci dire Mike Cahill. Il film suggerisce come la diatriba tra il razionalismo dei processi scientifici e il dogmatismo animista, si possa riconciliare, in una visione del mondo, che parta dallo studio evolutivo dell’organo della vista, che si presta a molteplici significati semantici, attribuiti dalle svariate culture del mondo. Il film appare disseminato d’indizi e misteriose coincidenze, perfino un viaggio pseudo-rivelatore nella patria d’elezione dell’animismo e della metampsicosi, dove Jan incontra quella stupenda bambina, la quale di fronte alle porte dell’ascensore, luogo dove è accaduto il terribile incidente di Sofi ha una crisi di panico, piange e si dispera aggrappandosi al collo di  jan e lasciandolo stupefatto.

Scienza e religione

Scienza e religione, due percorsi  in antitesi. Questa pellicola particolare per semplicità e profondità, lascia allo spettatore, credente o ateo che sia, un dejà vu, o sensazioni simili a quelli del protagonista, per altro frequenti nello scorrere della normalità quotidiana del nostro vivere. Il film non ha nessuna pretesa strettamente scientifica, ma colpisce dritto all’animo ed emoziona, per farci comprendere come lo sguardo  sia il più potente mezzo di conoscenza di se stessi, degli altri e delle nostre anime. L’unicità dell’iride utilizzata per seguire l’incarnazione di un’anima, avvicina la scienza al mondo della spiritualità. Divenendo l’occhio il collegamento migliore, da un lato un semplice organo di senso, che la scienza può catalogare, dall’altro specchio dell’anima.

“I Origins” un film, per altro molto bello supportato da una colonna sonora toccante, perfetta per le immagini che propone, il risultato è un film che tocca nel profondo, a tratti  poetico con una forte capacità evocativa.

Jung e la reincarnazione

«La rinascita, nelle sue varie forme di reincarnazione, resurrezione e trasformazione, è un’affermazione che deve essere contata tra le prime affermazioni dell’uomo».
(Jung)

«Non pochi sono coloro che si dimenticano di quel che erano…»
(C.G.Jung – Libro Rosso, “Il Rosso”, p.260)

« (…) Ma per amor di verità devo dirti che non appartengo né a questo tempo né a questo luogo. Da molti anni un incantesimo mi ha confinato in questo luogo e in questo tempo. In realtà non sono colui che vedi davanti a te.»
(C.G.Jung – Libro Rosso, “Il Rosso”, p.260)

“La mia vita, come l’ho vissuta, m’è sembrata spesso come una storia senza un inizio e senza una fine. Ho avuto sempre la sensazione di essere un frammento storico, un brano di cui mancasse il testo che veniva prima e quello che veniva dopo.
Potrei anche immaginare che sono vissuto in secoli precedenti, dove mi sono imbattuto in quesiti cui non sono stato capace di rispondere; e che son dovuto rinascere perché non avevo portato a termine il compito che mi era stato assegnato”
(Carl Gustav Jung – RSR)

“Non conosco risposta alla domanda se il karma che io vivo sia il risultato di mie vite passate, o se non sia piuttosto il conseguimento dei miei antenati, la cui eredità si assomma a me…Stando cosi le cose, dovrebbe rinascere qualcuno che avesse il mio karma – FORSE ANCHE IO STESSO – allo scopo di dare una risposta più esauriente. Potrebbe accadere che io non rinasca finchè il mondo non abbia bisogno di una tale risposta, e che io abbia diritto ad alcune centinaia di anni di pace, finchè non sia ancora una volta necessario qualcuno che s’interessi a tali problemi, e possa con profitto affrontare di nuovo il compito.” (C.G.Jung  Ricordi, Sogni, Riflessioni)

“…c’era sempre, nel mio intimo, la sensazione della presenza di qualche cosa di diverso da me stesso: come un soffio che spirasse dal grande mondo delle stelle e dallo spazio infinito; come uno spirito invisibile, lo spirito di qualcuno scomparso da molto tempo, eppure eterrnamente presente, fin nel lontano futuro…” (C.G.Jung – RSR)

 

 

 

 

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