I workaholic, così detti maniaci del lavoro, la sindrome da workaholism utilizza un termine inglese per indicare una stato di ubriachezza, un’eccessiva dedizione al lavoro. Il termine deriva dalla stretta analogia che questa patologia intrattiene con l’alcoldipendenza, essendo il comportamento tossico del workaholic molto simile a quello dell’alcolista.

Nella sindrome da dipendenza da lavoro i workaholic evidenziano un comportamento ossessivo-compulsivo, lavorando incessantemente fino a sentirsi intrappolati nel lavoro.

Fino a 50 anni fa un workaholic veniva defintito stacanovista, venendo addirittura apprezzato per il forte senso del lavoro. Questi soggetti restando invisibili e mimetizzati nella società, ricevendo ancora un forte consenso sociale.

Il riconoscimento di questa condizione patologica si sta diffondendo anche in Italia, la prevalenza del fenomeno è stimata dal 5% al 20% nella popolazione lavorativa. I gruppi professionali più colpiti sono i menager, psicologi, medici, chirurghi, avvocati e venditori.

I workaholic: manifestazione del fenomeno

I workaholic rimangono anestetizzati dal lavoro che li rende distaccati emozionalmente anche nelle relazioni affettive e di coppia, fino ad azzerare totalmente il loro desiderio erotico e sessuale. Incapaci di differenziare l’ambito lavorativo da quello personale, restano ubriachi dal lavoro anche nell’week-end, dimenticando i loro impegni familiari, perdeno l’ equilibrio fra le varie sfere della vita personale. Questa situazione di non vita, protratta a lungo produce insoddisfazione ed effetti negativi sulla vita in generale, sulla loro salute psichica in particolare.

Tale disturbo ossessivo compulsivo si manifesta attraverso richieste che il soggetto si autoimpone autodistruggendosi, nell’inpossibilità di autoregolasi sul lavoro, si isola sempre più.

I workaholic soffrono sbalzi dell’umore e di adrenalina, i soggetti di solito adrenalino-dipendenti si trovano ad essere aggressivi con i colleghi ed i familiari, concentrati esclusivamente sul successo professionale finiscono stressati ed insonni. Incapaci di mettersi dal punto di vista dei propri familiari vivono in perenne guerra con loro, senza riuscire a sviluppare alcuna empatia nelle proprie relazioni umane.

I workaholic percepiscono il partner come un nemico, fino a condurre la coppia verso un progressivo deterioramento, introducono nel rapporto col partner una totale indifferenza, fino ad indurlo ad esaurimento. Questa patologia induce altissime percentuali di divorzio.

Le motivazioni che portano il soggetto a lavorare sempre più sono diverse: maggior guadagni, carriera, mantenimento del posto di lavoro, la concorrenza, etc …

Si possono in effetti fare straordinari coltivando relazioni affettive e godendo del tempo libero: esistono effetti positivi dell’workaholism, visto come investimento sul lavoro, gli aspettii negativi corrispondono alle persone che mettono il lavoro al primo posto, ma senza provarne gioia. I lavoratori impegnati, mantengono un controllo e sperimentano sul lavoro e a casa sentimenti positivi: soddisfazione, passsione, entusiasmo (engaged), mentre i workaholic manifestano ostilità, delusione e sensi di colpa, facendosi intrappolare da richieste impossibili. I soggetti engaged  provano piacere nel lavorare, mentre i workalcolic sono indotti a lavorare come da una costrizione interna, psichica. I workaholic possiedono i comuni criteri con i quali si definisce una dipendenza:

la salienza, avoro come preoccupazione dominante
le variazioni dell’umore, lavoro come unica fonte di eccitazione
la soglia di tolleranza, incremento continuo della soglia del lavoro per ottenere il livello dell’umore desiderato
l’stinenza, sensazioni senza lavoro di agitazione fisica e psichica
il conflitto, l’uso del tempo libero confligge con le altre aree di vita, incluso le relazioni interpersonali
la recidiva, ricaduta in condotte di lavoro estenuanti, dopo periodi di relativo controllo

La sindrome da workaholism, tutt’altro che transitoria, produce esiti disfunzionali assimilabile a quelli di altre dipendenze. Essa prevede numerosi sintomi, spesso male identificati, perchè conformi alle aspettative sociali che esaltano la produttività.

Tali soggetti sempre indaffarati, ansiosi, perfezionisti, non delegano mai agli altri, impulsivi e compulsivi, ossessionati dal lavoro, che pensano e rimuginano continuamente, non chiedono permessi, non fanno assenze, consumano poche ferie, raramente sono in malattia e non prendono convalescenze.

I workaholic, impossibilitati a staccarsi dal lavoro, creano molte difficoltà nelle relazioni di lavoro e di gruppo, pretendono d’ imporre i ritmi di lavoro ai colleghi, creano pressioni elevate e producono un clima di ansia e paura, con risentimenti e conflitti. Stanchi fisicamente e psichicamente, impazienti e irritabili, soffrono un senso di inadeguatezza e scarsa consapevolezza dei rischi che corrono.

Trattamento della dipendenza da lavoro

I workaholic oltre i loro tratti personali sono la conseguenza degli effetti di un’apprendimento sociale, dove i valori del lavoro e credenze distorte introiettate, circa il dovere lavorativo, assumano una centralità eccessiva, a discapito di valori personali.

Le nuove tecnologie sul lavoro, internet e smartphon e pc facilitano il sovraccarico mentale, distorcendo tempi e luoghi, permeano i confini fra lavoro e vita privata, creando una doppia dipendenza dal lavoro e dalle nuove tecnologie.

Il clima organizzativo e competitivo sul lavoro induce condotte di superlavoro, che occorrerebbe contrastare, bilanciando l’esigenze del lavoro con quelle della vita privata.

Offrire ai workaholic la possibilità di un trattamento in “Psicoterapia”, centrato sulle strategie di autoregolazione, rilassamento, trainig autogeno (TA), approcci psicodinamici, nonchè gruppi di supporto emotivo e riequilibrio lavoro-famiglia. Rivolgendosi a “Psicologi” d’esperienza al fine di una presa di coscienza sulle trappole del sovrainvestimento sul lavoro, per una efficace prevenzione  e un maggiore equilibrio nelle sfere di vita dei soggetti a rischio.

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