Identità di genere, maschi e femmine si nasce, in virtù della legge del caso, uomini e donne si diventa attraverso un complesso interagire di elementi in continuo feed-back di situazioni, tali che giocano un ruolo importante nella strutturazione della psiche del bambino.

L’essere umano può appartenere geneticamente al genere maschile o femminile, per quanto riguarda il sesso inteso come ruolo che gli altri gli attribuiscono, ruolo atteso”  o come ruolo che ciascun individuo sente come proprio “ruolo vissuto”.

Esistono infinite sfumature che vanno dalla concordanza fra sesso cromosomico e sesso psicologico, alla profonda dissonanza del transessuale, la cui psiche vive prigioniera di un corpo percepito come  “altro da se”, in attesa dell’adeguamento dellidentità psichica al sesso biologico, attraverso la riatribuzione chirurgica del sesso, che consentirà al soggetto di poter vivere con minor conflittualità il proprio ruolo sessuale.

Freud, dichiarando che tutti gli uomini sono bisessuali, anticipò’ la scoperta dell’endocrinologia, secondo la quale da un punto di vista ormonale le persone dei due sessi possiedono lo stesso tipo di ormoni, con una differenza solo quantitativa (estrogeni e androgeni).

Identità di genere e le identificazioni precoci

La psicoanalisi, ha portato l’attenzione sull’importanza delle identificazioni precoci, che iniziano già nel periodo fetale e che si giocano all’interno delle dinamiche genitoriali nel costituirsi dell’identità di ruolo.

L’intensità con la quale i genitori desiderano un figlio di sesso maschile o femminile, il loro accudirlo, vestirlo, o presentarlo come tale, nel caso in cui le attese fossero andate deluse, il loro stesso vissuto, sebbene inconscio, può creare nel bambino un’identità di ruolo aderente a quella agognata dai genitori, ma contrastante con il sesso genetico.

L’identità di genere, in linea con la legge dell’imprinting, assumono grande importanza gli eventi delle fasi precoci dell’esistenza, come ad esempio le aspettative dei genitori sul sesso del nascituro, le loro resistenze al momento della nascita, esercitano un’influenza importante sul ruolo sessuale che il bambino assumerà.

L’identità di genere si sviluppa attraverso l’imprinting,  processo d’identificazione che si sviluppano col padre e con la madre nel periodo dei 3-6 anni, che diventa un’ esperienza strutturante della personalità, capace di segnarla in maniera indelebile.

Rinuncia al legame libidico con la madre

Secondo Freud il maschio non riesce a rinunciare al legame libidico con la madre, la quale continuerà a costituire per lui un’oggetto del desiderio e lo espone alla necessità di rivaleggiare col padre e all’eventualità di subire le sue ritorsioni che si evidenziano nella disparità di potere tra i due. La minaccia vissuta simbolicamente dal bambino consiste nel timore per il bambino di venir punito dal padre attraverso la castrazione.

Identità di genere e Identificazione proiettiva con l’aggressore

L’identificazione che caratterizza il periodo edipico, è il tentativo che il bambino mette in atto di riconoscersi nel suo aggressore (identificazione proiettiva con l’aggressore) e si realizza sulla base di due spinte: una costituita dalla gelosia e dall’invidia che il bambino nutre verso il padre, per il privilegio di giacere con la madre, l’altra è costituita dal riconoscimento del potere del padre che si esprime nella sua capacità di “castrare”, sempre che in precedenza lo sviluppo libidico (fase orale, fase anale) si sia verificato in modo positivo.

Diverso è il percorso che le identificazioni seguono nella femmina.

Lo sviluppo psicosessuale maschile, così fortemente legato alla figura materna corre il rischio di subire molte deviazioni e arresti. Può accadere che la madre non sentendosi realizzata nella sua femminilità, tenda a perpetuare con il figlio un rapporto simbiotico, non accettando di costituirsi ai suoi occhi come “oggetto del desiderio”.

L’uccisione simbolica del padre

D’altro canto il padre, temendo a livello inconscio che il figlio possa rappresentare per lui un rivale, può porsi come inaccettabile e invincibile, precludendo al figlio la possibilità di realizzare l’uccisione simbolica del padre e le sensazioni di colpa che tale gesto scatena; tappa necessaria per l’acquisizione del ruolo di adulto e l’esercizio del potere.

Anche una madre debole può costituire un’ostacolo ad un normale decorso della fase edipica: il bambino ha bisogno di sentire nella figura materna un punto di appoggio, capace di difenderlo dall’aggressività paterna.

L’evaporazione del padre

Analogamente, un padre assente, l’evaporazione del padre, situazione sempre più diffusa nella nostra epoca, può sollevare nella madre fantasie incestuose, dalle quali può difendersi adottando nei confronti del figlio un’atteggiamento castrante, negando le caratteristiche genitali del figlio e mantenendo il rapporto nell’ambito esclusivo del simbiotico.

 

 

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