Imperturbabilità; imperturbabile nel vocabolario Treccani è colui che non si lascia turbare, sconvolgere da nulla o da nessuno, immutabile, un essere di carattere imperturbabile.

Il tema è quello legato al malessere dell’indifferenza, un atteggiamento negativo che nel periodo in cui stiamo vivendo, più che in altre epoche, dilaga in ogni strato sociale. L’indifferenza è il malessere che degenera l’esistenza, un malessere che unito al crescente individualismo rischia di annullare e distruggere ogni base di dialogo e ogni prospettiva di crescita umana e morale.

Come accade nel lutto dove il passaggio del tempo tende a spengere il dolore l’insopportabilità della perdita, della mancanza. Così accade nella vita continuando oltre la morte,  è necessario presto o tardi lasciare andare l’oggetto amato allo scorrere del fiume del tempo, dove s’incontrano le correnti opposte del passato-presente-futuro.

Imperturbabilità riguarda la sfera pubblica e la sfera privata

Quel che avviene nella vita privata si ripete anche nella sfera pubblica e nella vita sociale. Basta pensare alle guerre che ci vengono continuamente mostrate attraverso i social media, la radio, la televisione e, i talk show televisivi etc. I servizi giornalistici, in special modo, sono diventati una informazione che fa solo spettacolo di routine, che non emoziona, né coinvolge più. Una sorta di “déjà vu” che ci porta a girar pagina, a cambiare canale, ogni qualvolta  vengono mostrate quelle immagini. Si tende, persino, a non parlarne più delle guerre se non per le ripercussioni economiche che ci riguardano da vicino: bollette, carovita, incertezza del futuro.

Freud parla dell’indifferenza a proposito della guerra e del fatto che essa coarta l’uomo a bloccare le sue emozioni di fronte ad uno sterminio ripetuto e quotidiano. Una sorta di allontanamento psicologico, come difesa psichica, messa in atto per neutralizzare l’elemento perturbante. L’allontanamento dal perturbante viene visto come la conseguenza di un’eccessiva vicinanza inconscia all’oggetto d’angoscia. 

Imperturbabilità presente nella professione dello psicoterapeuta

Tutto ciò accade anche nella professione dello psicoterapeuta, che ogni giorno lavora a contatto col dolore umano, nel chiuso della sua stanza d’analisi e, tenta di proteggersi dall’angoscia che genera il dolore frapponendo distanza e lucidità da tutto ciò che alla mente umana risulta insopportabile. La la capacità di una “messa a distanza” avviene dopo  anni di formazione e supervisione, di estrema utilità per il lavoro analitico . L’imperturbabilità è sempre una sorta di difesa dal trauma, accade anche nei confronti delle violenze di ogni genere, per non restare storditi dalla crudeltà, si attiva nell’ umano una tendenza all’assimilazione e all’adattamento. Questo avviene con la violenza razzista, con i femminicidi, col bullismo, negli episodi di mafia e in tante altre occasioni della vita sociale e nei crimini. La nostra società dell’immagine e dell’apparire, improntata sull’immagine e sul fare spettacolo, trasforma ogni evento doloroso in comparse televisive, destinate a scomparire in un nanosecondo, quando cioè non fanno più audience.

Cosa accade oggi nella vita politica, nella pòlis?

La stessa indifferenza la troviamo nella vita politica, dove dovremmo incontrare un reale interesse collettivo, che invece si disperde continuamente e non si consolida. La parola, il verbo dei politici evapora, sembra perdere consistenza e applicabilità, tutto si trasforma in noia e perde d’interesse e credibilità, come lo dimostra ampiamente l’astensionismo elettorale degli ultimi anni diffuso a macchia d’olio in tutto il paese.

Assuefazione, assimilazione, accomodamento

Il 27 gennaio giornata della memoria si ricorda la tragedia della Shoah, quella drammatica circostanza della vita nei campi di sterminio dovel’uomo ha mostrato fino a che punto possa “adattarsi” in condizioni di sopravvivenza impossibili fisicamente e psichicamente. Dal ricordo doloroso e storico di quel dramma deriva la necessità di testimoniare quell’orrore, per impedirne una ripetizione o che l’indifferenza storica possa coprire di tenebre quel doloroso periodo e renderci tutti imperturbabili al ricordo.

Come creare un clima di minor indifferenza?

Il primo passo verso una dimensione di salute totale ed esistenziale sarebbe quello di creare intorno a noi e dentro di noi un clima meno indifferente socialmente e individualmente. L’indifferenza si scontra con la vita stessa. Siamo chiamati all’incontro e al confronto, sempre e in ogni luogo in cui siamo, non certo all’indifferenza.

L’indifferente, invece è colui che sceglie di “disinteressarsi” di tutto e di tutti. Un’esistenza così vissuta nega ogni tipo di trascendenza. Sartre definisce la dimensione del malessere esistenziale in uno dei suoi scritti, noto con il titolo Melancholia, ossia melanconia (o anche melancolia). Il malessere è, quindi, connesso a questa dimensione di tristezza senza motivo. Nell’introspezione attorno ad essa: nel tentativo di individuare e curare le cause di questa patologia, quello che progressivamente viene manifestandosi è non solo la patologia di un individuo incapace di trovare un senso al proprio vivere con l’emergenza di una tristezza che accompagna lo sradicamento dal proprio mondo, bensì la crescita di consapevolezza poiché questa crisi ha una portata più vasta,  ciò che sta crollando è l’intero orizzonte di senso in cui l’uomo è inserito. L’indifferenza è ciò che viene a mettere in scacco il mondo borghese: è la sensazione che accompagna l’esperienza estrema e radicale del dissolversi della sensatezza di questo mondo.

Imperturbabilità si ontologizza, il normale sembra assurgere al patologico

L’imperturbabilità trascende l’esperienza temporalmente circoscritta della malattia, assume tutt’altra cronicità; si ontologizza e diventa l’orizzonte stesso d’esistenza dell’uomo, proprio in quanto essere umano. L’indifferenza è la malattia che introduce il morbo dell’incoerenza nel senso dato della propria vita

La situazione estrema nella quale si apre il non senso del proprio vivere e dunque la domanda di senso sul proprio esistere, per la prima volta la vita appare nel suo non senso, nella sua a-razionalità: non vi è più nulla di coerente perché la vita in sé non ha alcuna razionalità. L’ordine rassicurante, che è poi l’ordine borghese, non è più tale e non è più neppure un ordine: il rassicurante si rovescia costantemente in inquietudine, il normale assurge a patologico. Il normale del mondo borghese si mostra, come il patologico stesso.

L’indifferenza verso se stessi e verso gli altri è una morte dell’essere

Una profonda agonia interiore che non troverà mai pace se non verrà modificata e cancellata attraverso un radicale mutamento di orizzonte, che trova la sua chiave nell’apertura verso l’altro. Questo cambiamento di mentalità, indicherebbe un passaggio dall’Io al Noi,  significherebbe dotarci di consistenza e oggettività.

Solo accogliendo lo sguardo dell’altro arrivo ad essere me stesso, così la vita prenderà senso se in questo mondo sempre più isolato e moralmente cieco l’uomo saprà essere “sguardo dell’altro”.

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