Jung e la maschera, ci rimanda alla definizione di “Persona”, che per Jung corrisponde al nostro aspetto esteriore, il quale viene inserito in un ruolo che regola le nostre relazioni più superficiali. Jung prende in prestito il termine dal latino Persōna Persōnam, ovvero la maschera che gli attori solevano indossare durante le rappresentazioni sceniche. La Persona era solo un riflesso dell’immagine del personaggio interpretato dall’attore, ne riprendeva i lineamenti, lo caratterizzava, lo inseriva, in un ruolo.
Jung e la maschera: l’antica tradizione del Carnevale
Jung e la maschera ci conduce associativamente all’antica tradizione del Carnevale, col suo pullulare di maschere e di travestimenti, che attraverso i suoi consueti riti, permette al soggetto di alleggerirsi dal peso della propria identità di ruolo, professionale, sociale e culturale. Mascherarsi, indossando un costume per gioco e divertimento autorizzati da una festa, ci permette di contattare ludicamente il bambino che è dentro dentro di noi, e di sentirci più liberi e leggeri. La maschera, possiamo dire, ha un potere rigenerante.Jung e la maschera come filtro
Il percorso d’individuazione
Jung e la maschera, durante il “percorso psicoterapeutico” inizia pian piano un lento, ma continuo processo d’ “individuazione” che aggiunge consapevolezza e conoscenza al proprio Sé. Questo permette al soggetto di contattare le proprie risorse e la propria creatività, oltre a fargli raggiungere la conoscenza dei propri limiti. E’ solo allora che le paure e il panico diminuiscono, perchè come sottolinea Jung, esse perdono la sua funzione di allerta e difesa, togliendo persecutorietà alla vita e alle sue maschere.
