Ago 31, 2024 · Psicologia

La comunicazione emotiva – psicologo Livorno

La comunicazione emotiva: educare alle emozione significa dare spazio ai contenuti emotivi della parola, e ai significati che veicola, quali: il tono della voce, i movimenti del corpo, essendo il linguaggio non solo verbale, ma anche fisico. Il corpo comunica ancor più della parola, non è ingannevole e non mente.

La comunicazione emotiva è un elemento primario del benessere delle coppie e delle famiglie, le quali possono sviluppare al loro interno una buona comunicazione, tale da garantire i presupposti per una crescita emotiva che consenta di affrontare i difficili percorsi relazionali della vita.

Una comunicazione familiare efficace deve mantenere come presupposto l’ascolto attivo, la flessibilità e l’apertura all’altro, e garantire la trasmissione di contenuti cognitivi ed emotivo al tempo stesso.

Educare alle emozione significa dare spazio agli ancoraggi emotivi della parola, cioè ai significati emozionali che veicola: il tono della voce, i movimenti del corpo che l’accompagnano, tutto il linguaggio non verbale, e corporeo. Il corpo comunica ancor più della parola, non è ingannevole e non mente; la sua comunicazione è inconscia ed emerge nella meta-comunicazione, dove è possibile comunicare sui vissuti, sentimenti ed emozioni, alla base della relazione umana.

Nella famiglie con bambini la comunicazione efficace ha anche una funzione protettiva: lo scambio aperto di messaggi chiari e diretti, rappresenta una fonte di incoraggiamento per le relazioni familiari e sociali, e una base sicura per esplorare il mondo e per offrire al bambino strumenti e chiavi di lettura efficaci.

La comunicazione emotiva e il linguaggio delle emozioni

L’attenzione sempre più diffusa al linguaggio delle emozioni, all’espressione degli stati emotivi, nonché alle manifestazioni corporee, ha portato la psicologia a interessarsi della nascita e dello sviluppo delle emozioni nell’essere umano.

In clinica lo psicoterapeuta si trova costantemente di fronte soggetti incapaci di comunicare attraverso le proprie emozioni e a riconoscerle, tali emozioni vengono così cedute dalla mente al corpo, il quale nell’ impossibilità di esprimerle comunicando si ammala. Questi soggetti, alcuni dei quali cosidetti “alessitimici”, cioè incapaci di riconoscere le proprie emozioni e di comunicarle usano solo il linguaggio razionale, non potendo accedere al proprio mondo emozionale, all’introspezione e al simbolico.

Promuovere la competenza emotiva nei bambini

Significa insegnare loro l’ascolto dell’emozioni, riconoscerle, darle un nome, esprimerle e gestirle. Tra le modalità indirette di trasmissione delle emozioni troviamo i comportamenti naturali, spesso inconsapevoli dei genitori i quali vengono trasmessi in automatico ai figli, che apprendono e interiorizzano con rapidità.

Si chiama “modeling” il modello di apprendimento basato sulla capacità che i piccoli hanno di lasciarsi influenzare dai comportamenti che osservano attorno a loro e che tendono ad assumere come modello. Osservare mamma e papà esprimere le proprie emozioni e i propri sentimenti, insieme alle modalità espressive verbali e non verbali che adottano l’uno l’altro, rappresenta per i bambini una vera e propria palestra di vita.

Un uomo senza emozioni appare robotico e senza vita.

La situazione nella quale il genitore insegna al bambino le strategie per riconoscere, affrontare e regolare il suo mondo emotivo diventa una sorta di attività di coaching attraverso la quale viene trasmesso al bambino il significato di alcuni stati emotivi nel momento stesso in cui li sperimenta. La mamma che consola il figlio triste, o che lo rassicura se spaventato, riempie di significato e di senso l’esperienza che il soggetto sta vivendo, invitandolo inconsciamente ad interiorizzare una comunicazione di tipo empatico ed efficace.

L’essere umano è programmato biologicamente per entrare in connessione con gli altri e i segnali di cui dispone per esprimere il proprio bisogno di vicinanza passano primariamente dal corpo. Le emozioni presenti in ogni momento della vita quotidiana, hanno il compito di mediare il rapporto che ognuno di noi ha con sé stesso e l’ambiente fisico e sociale circostante, permettendo l’acquisizione di stati di maggior vicinanza interpersonali.

La comunicazione pre-verbale nel bambino

Il metodo dell’ Infant Observation” (Bick, 1964) si è occupato esattamente della lettura e della puntualizzazione degli stati emozionali infantili, i quali mostrano come già dalla nascita il neonato sia predisposto a una interazione comunicativa con chi si prende cura di lui, a partire dai suoi bisogni primari espressi attraverso i suoi stati fisici: l’eccitazione motoria, il disgusto o il piacere , fino ad arrivare nell’evoluzione successiva alla sperimentazione di emozioni complesse, e alla rappresentazione degli stati emotivi dell’altro.

Comunicazione emotiva e sintonizzazione

il genitore, o chi si prende cura del neonato dovrebbe essere in grado di sintonizzarsi con lo stato mentale ed emozionale del bambino, affinché il piccolo possa leggere la risposta genitoriale e collegarla con la sua esperienza affettiva, per poterla interiorizzare.

La sintonizzazione affettiva è strettamente collegata alla regolazione emotiva, poiché durante il corso della crescita il bambino impara non soltanto a esprimere le proprie emozioni, attraverso il gioco simbolico, ma anche a inibirle, controllarle, o veicolarle in virtù di ciò che è approvato all’interno del suo contesto familiare e sociale.

La comunicazione emotiva: come nasce l’empatia

Già nelle prime fasi dello sviluppo capita ai bambini di affiancarsi ad altri e consolarli se piangono o sono spaventati. Questi comportamenti spontanei nascono nei piccoli per contenere il proprio stato d’angoscia indotto dall’ identificazione nello stato emotivo dell’altro, essendo ancora il proprio sé non ancora differenziato e separato.

In seguito avverrà il riconoscimento dello stato d’animo altrui e l’interesse per il benessere e per il mantenimento di una buona relazione affettiva, ad esempio abbracciando e accarezzando i propri pari in difficoltà, porgendo loro i propri giochi affettivi e cercando di essere loro di supporto.

Ma affinché tutto ciò possa avvenire è necessario l’intervento di una figura genitoriale o di chi si prende cura del piccolo, in grado di leggere i suoi bisogni emotivi primari, restituendo senso ai vissuti psichici e corporei e incoraggiando la sperimentazione di nuove esperienze. La presenza di un adulto disponibile emotivamente con il quale comunicare entrando in contatto, contribuisce alla costruzione della capacità di gestire il proprio mondo emotivo, e alla regolazione delle emozioni.

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