La dipendenza in analisi riproduce la dipendenza originaria che è una condizione indispensabile per lo sviluppo psicoaffettivo. Il bambino alla nascita è separato fisicamente dalla madre, ma non mentalmente, il vissuto dei primi mesi di vita  del lattante è una continuazione della vita prenatale e nella mente infantile egli  non è in grado di distinguersi dalla madre, vivendo con lei una situazione simbiotica. L’impotenza fisica del bambino, insieme alla sua necessità di crescita, lo porta a dipendere dalle cure materne, che con il neonato formano un’unità.

La dipendenza, dapprima assoluta e inconsapevole, diverrà in seguito relativa, quando il bambino pian piano s’indirizzerà verso una relativa indipendenza e troverà nuove modalità di soddisfacimento dei suoi bisogni.

La dipendenza in analisi e la tendenza a ripetere

Freud ritiene che le esperienze infantili, attraverso le loro rappresentazioni mentali, mantenute nella mente, condizionino tutta la vita affettiva dell’individuo, mediante la tendenza a ripetere percorsi già sperimentati.

Questo conduce inevitabilmente alla ripetizione della relazione conflittuale, e nella nevrosi, alla ripetizione, nella relazione con lo psicoanalista, attraverso il transfert, che è un meccanismo mentale per il quale l’individuo tende a spostare sentimenti, emozioni e pensieri, da una relazione significativa passata, a una persona coinvolta in una relazione interpersonale attuale.

Il paziente durante l’analisi vive il setting, cioè quel contesto definito da modalità spazio-temporali, quali: le caratteristiche della stanza in cui avviene la terapia, la frequenza e durata delle sedute, le regole concernenti l’interazione tra terapeuta e paziente, come un holding, un contenitore stabile e rassicurante che lo contiene e lo orienta. Sebbene la libido o energia inconscia possa dar luogo anche al transfert negativo, che si manifesta come resistenza, e attraverso il quale vengono trasferiti gli impulsi ostili, importante tanto quanto il transfert positivo.

Il transfert oggi, risente del maggior peso dato in psicoanalisi alla dimensione relazionale, e dunque al ruolo dell’analista, e delle sue caratteristiche, nell’influenzare la forma che esso prenderà. L’analista viene vissuto dal paziente come soggetto supposto sapere,che nel processo di analisi via via  si trasformerà determinando il transfert, visto come la proiezione di una fantasia inconscia, e come ritualizzazione di fantasie infantili.

Il transfert è considerato come un processo che riguarda tutti gli aspetti relazionali del paziente, esprime la capacità di due menti di interagire, attivando nell’altro caratteristiche del proprio sé, con lo scopo di una maggior integrazione e di un miglior adattamento.

Winnicott mette in connessione la dipendenza nel transfert psicoanalitico con la dipendenza del bambino, nelle diverse fasi evolutive, in relazione agli stimoli forniti dall’ambiente. In quest’ottica la situazione di dipendenza nel transfert è molto importante perché offre l’opportunità di soddisfare bisogni che non hanno trovato risposte adeguate in quelle prime fasi.

La regressione risorsa del processo analitico

Durante il lavoro analitico il paziente può regredire al processo primario, nel tentativo di restaurare la dipendenza, che non deve essere rifiutata dall’analista, ma considerata una risorsa del processo analitico. I sogni di dipendenza ad esempio compaiono quando il paziente riconosce che verranno accolti, utilizzati e interpretati al momento giusto.

Occorre essere un’analista capace di produrre un’ambiente accogliente, in cui la dipendenza possa divenire un’esperienza terapeutica e che il paziente possa aver fiducia, affidarsi a lui, per passargli il peso dell’ambente interiorizzato, divenendo così per l’analista un bambino reale, tale da permettergli di analizzare il suo vero Sé.

La dipendenza del paziente dall’analista assume una forma identica a quella del bambino nel rapporto con la madre, ma richiede tempo e l’assunzione di rischi, che richiedono di essere affrontati, nella regressione alla dipendenza, e che sono effettivamente molto alti. Si possono verificare dipendenze patologiche, somatizzazioni etc.

L’analisi è una continua interpretazione “artistica”

La dipendenza in analisi, spesso temuta dai pazienti o criticata dai famigliari, i quali ne ignorano il funzionamento tecnico, garantisce la riparazione di danni avvenuti  in passato e il suo superamento e correzione emotiva, avvalendosi di un percorso d’individuazione-separazione e di crescita.

Appare dunque evidente come un terapeuta esperto debba essere scienziato e artista, nonché rigoroso e creativo esecutore. L’analisi non è mai la  ripetizione di un protocollo, la rigida replica di fredde procedure, all’interno di una sequenza prefissata. L’analisi è una continua interpretazione “artistica”.

Per poter improvvisare, occorre padroneggiare la tecnica, avere un’ottima formazione analitica, e una lunga esperienza. Senza l’apprendimento tecnico necessario, l’improvvisazione è solo irresponsabile incoscienza.

 

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