La ricerca della felicità. Film di Gabriele Muccino con Will Smith, Thandie Newton, Jaden Smith, Cecil Williams, Kurt Fuller. USA 2006.

La ricerca della felicità: Christopher Paul Gardner è un imprenditore statunitense nato nel 1954 il quale durante i primi anni ’80, visse un difficile periodo di povertà, che lo portò persino a perdere la casa e lo lasciò per strada assieme al figlio. Nel 2006 è stato pubblicato il libro di memorie di Chris e, sempre nel 2006, venne tratto da questo stesso libro il filmLa ricerca della felicità”, per la regia di Gabriele Muccino e la produzione di Will Smith, anche protagonista del film, assieme al figlio Jaden.

La ricerca della felicità: storia del film

Chris Gardner è un giovane e brillante venditore di colore che, convinto delle sue capacità, tenta la fortuna investendo tutti i suoi risparmi per uno stock di scanner medici, ideati per rilevare la densità ossea dei pazienti. L’investimento non porta grandi guadagni, i medici ritengono il macchinario troppo costoso per il suo utilizzo. Chris si trova a dover badare da solo al figlio, dopo aver subito l’abbandono della propria compagna, la quale sfinita dal lavoro e dalle continue promesse del marito, decide di lasciare lui ed il figlio per andare a lavorare a New York. Il fatto ripropone nel film il modello femminile di Muccino: isterico, risentito e mai troppo solidale di fronte ad un quotidiano difficile.

Intanto Chris continua a tentare di vendere i suoi scanner,dopo la fine del suo rapporto di coppia c’è un momento all’interno del film, nel quale Chris si imbatte nel broker che scende dalla sua Ferrari, per recarsi al lavoro ( Dean Witter) “Senta gli dice, avrei due domande da farle: “che lavoro fa? E come si fa?” decidendo così, in quel momento, di tentare anch’egli la sorte come broker. Inizia così un periodo da stagista nella suddetta azienda finanziaria, della durata di 6 mesi, periodo durante il quale non percepisce alcuno stipendio. Soltanto uno su venti dei partecipanti avrebbe ottenuto alla fine l’assunzione.

Diviso tra la vendita degli ultimi scanner e lo stage, Chris viene sfrattato prima da casa e poi dalla stanza di un motel, in condizioni ormai disperate ed umilianti, deve impegnarsi con tutte le forze per ottenere quel lavoro

La felicità è un concetto astratto fra i più complicati da comprendere…

La ricerca della felicità è uno di quei concetti su cui l’uomo maggiormente riflette. Gabriele Muccino (e Steve Conrad alla scrittura) si ferma al passo precedente, concentrandosi sull’aspetto della “ricerca”; l’uomo deve agire ponendosi sempre l’obbiettivo di essere nella condizione di poter inseguire la felicità, e di poterla raggiungere.

Chris si dimostra uomo dotato di tenacia, capace e determinato, resiliente, che conosce bene il suo valore e, pur dovendo affrontare numerose difficoltà, non molla mai, convinto di potercela fare, mostra tutta la sua costanza. Egli non è mosso solo dalla fiducia in sé stesso, prima ancora c’è suo figlio a cui desidera assicurare un futuro, dare anche a lui la possibilità d’inseguire la felicità.

Christopher di soli 5 anni porta leggerezza e dimostra empatia verso il padre in difficoltà, lo ringrazia per essere “un bravo papà”, gli racconta simpatiche barzellette,  e costretti a dormire nel bagno di una metropolitana, il piccolo chiude gli occhi e immagina un mondo meraviglioso intorno a loro, dimostrando così quanto la  sua mente spensierata possa fantasticare anche nelle disgrazie e dare un po’ di sollievo a chi lo circonda. Restiamo tutti catturati dalla grazia del piccolo protagonista, che, unita alla bravura di Will Smith, ha permesso a Muccino di centrare il risultato, confezionando un film emozionante che, tocca con facilità lo spettatore medio.

La ricerca della felicità e la resilienza

Nonostante tutto, egli non si arrende e, facendo leva sulla genitorialità e sull’amore verso il figlio, porta avanti il sogno di diventare un broker. Centimetro per centimetro riesce a risalire i gradini della scala sociale fino a coronare le sue aspirazioni, indossando sempre il suo abito migliore e l’orgoglio di chi non vuole mollare.

Gabriele Muccino ricomincia dall’America, nella San Francisco reaganiana del 1981 e realizza un film sul fascino irresistibile dell‘american dream, lasciando andare il suo cinema sociologico, fatto d’interni e di famiglie borghesi in crisi, offrendoci un film intelligente, emancipato. Merito da condividere col protagonista Will Smith, nominato all’Oscar e doppiato da Accorsi, in una performance drammatica.

Dietro l’energia della messa in scena e il ritmo incessante e concitato del racconto c’è un padre che decide di sognare per sé e suo figlio, realizzando l’ambizione di desiderare un po’di quella felicità.

La sceneggiatura espone il protagonista a innumerevoli disgrazie, mettendo alla prova lo spettatore fino alla risoluzione della vita dei due protagonisti e producendo a tratti una forte commozione. Potremmo dire di essere al film migliore di Muccino, poiché il regista imita, davvero bene, il ritmo di regia del moderno cinema americano, con un occhio ai film di Frank Capra. Di originale c’è  l’innesto con elementi mutuati anche dalla nostra cultura cinematografica (vedi il Benigni di “La Vita è bella” o il De Sica di “Ladri di biciclette”).

Se hai un sogno lo devi proteggere. Se vuoi qualcosa vai e conquistalo!”

Cercando di uscire dalla povertà, ma non avendo fatto studi, l’unica cosa che possedeva Chris era il suo orgoglio e la sua dignità. Il film ci conduce in un tortuoso cammino nel quale è impossibile non commuoversi, uno dei passaggi più belli della sceneggiatura è quando Chris si rivolge al figlio dicendogli: “Non permettere mai che qualcuno ti dica che non puoi fare qualcosa. “Se hai un sogno lo devi proteggere. Se vuoi qualcosa vai e conquistalo!”

La felicità di Smith e dello stesso Gardner è aver rispetto soprattutto per se stessi nella convinzione che la sofferenza non è mai inutile ma porta sempre a qualcosa.

La fotografia è molto bella ed è importante sottolineare la voglia del regista di girare nelle location reali di San Francisco, come quella del ricovero dei senza tetto e la chiesa con i barboni.

In un passaggio del film Chris pensa a Thomas Jefferson, e alla dichiarazione d’indipendenza, quando parla del diritto alla vita, libertà e ricerca della felicità, e pensa: “come sapeva di dover usare la parola ricerca?”  La felicità è qualcosa che possiamo solo inseguire, e che forse non riusciremo mai a raggiungere, qualunque cosa facciamo.

Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d’America, redatta da Thomas Jefferson (1743-1826) e approvata dal Congresso di Filadelfia il 4 luglio 1776, qualifica il perseguimento della felicità come diritto inalienabile.

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