Dic 29, 2024 · Psicologia

La Stanza accanto: scegliere la vita accettando la morte – Psicologo Livorno

La stanza accanto, è un film  sobrio, essenziale, asciutto, tutto il contrario dell’idea che ci ha dato finora il cinema di Almodóvar. Potrebbe esser visto come un film freddo, addirittura piatto, laddove al contrario la sua messinscena è limpida, tanto da rendere ancora più scioccante il tema di fondo: che è, come in molti altri film del regista spagnolo (Tutto su mia madre, Parla con lei, Volver) la morte.

La stanza accanto Regia di Pedro Almodóvar con Tilda Swinton, Julianne Moore, John Turturro, Alessandro Nivola, Melina Matthews. Titolo originale: The Room Next Door. Genere Drammatico, – Spagna, 2024,

La stanza accanto nella regia di questo film Almodóvar compie 75 anni, da dieci pensa al tema dell’eredità che ognuno di noi lascia. Con La stanza accanto, suo primo lungometraggio in lingua in inglese, (girato in parte a New York e in parte in Spagna), Pedro Almodóvar vince il Leone d’oro. Questa consacrazione arriva con il film della maturità.

La stanza accanto, è un film  sobrio, essenziale, asciutto, tutto il contrario dell’idea che ci ha dato finora il cinema di Almodóvar. Potrebbe esser visto come un film freddo, addirittura piatto, laddove al contrario la sua messinscena è limpida, tanto da rendere ancora più scioccante il tema di fondo: che è, come in molti altri film del regista spagnolo(Tutto su mia madre, Parla con lei, Volver) la morte.

Protagoniste sono la giornalista ed ex reporter di guerra Martha (Swinton), malata terminale e la scrittrice Ingrid (Moore), che ha da poco pubblicato un libro in cui racconta il suo timore per la morte: “Non riesco ad accettare l’idea che qualcosa che è vivo non lo sia più!” La stanza accanto si apre proprio con una scena di lei che firma le copie del suo ultimo libro, in cui spiega perché per lei la morte sia un fatto innaturale. Eppure l’affetto per Martha la spinge a seguirla negli ultimi giorni della sua esistenza. Amiche ai tempi dell’università, le due donne si rincontrano all’inizio del film quando Ingrid viene a sapere delle grave condizioni di salute di Martha, va a trovarla in ospedale, così le due donne si riavvicinano.

Il regista esplora temi profondi: eutanasia, amicizia e riflessione sulla morte

La prima parte del film è uno di quei racconti à la Almodóvar, dove una chiacchierata tra vecchie amiche che si aggiornano sugli anni passati si trasforma in un racconto di peripezie, con flashback che parlano di guerre, di abbandoni, di incendi, di figli, di amanti, di sesso. Nei racconti di Martha è la vita che esplode, lei pallida e magrissima, appare dal letto della clinica avvolta in ampi maglioni viola e blu o carezzata da eleganti giacche da camera, mentre racconta a Ingrid la sua storia. Da qui la rinascita del loro rapporto, al limite fra realtà e fiction, divenendo il passato e la sua rielaborazione creativa, come possibili altri film dentro il film.

Martha sembra stare meglio, esce dall’ospedale, torna a casa  con la consapevolezza della fine ma lei sa che desidera morire con dignità.

Affitta una splendida casa d’architettura organica sulle montagne vicino a New York (nella realtà una località non lontano da Madrid) e invita Ingrid (a cui la Moore offre il suo volto dolente e spaventato) ad accompagnarla in quella che potrebbe essere la sua ultima vacanza. Oltre a rimanere sconvolta dalla richiesta, Ingrid è molto angosciata dall’idea, non solo per l’illegalità dell’eutanasia negli Stati Uniti ma, soprattutto, per il suo rifiuto totale della morte. Ciò nonostante l’affetto per Martha la spinge a seguirla negli ultimi giorni della sua esistenza.

La stanza accanto da un’atmosfera intima diventa così una riflessione pacata, razionale e emotiva sull’impronunciabile parola eutanasia, sul confine fra la vita e la morte nel racconto del rapporto fra due amiche, di cui una chiede all’altra l’impossibile. Accompagna delicatamente le scene, la musica di Alberto Iglesias sottolineando le emozioni senza sovrastarle.

«Una delle amiche», ha detto il regista, «sta per morire e l’altra imparerà, tra le altre cose a riconoscere e accettare la morte, imparerà che la morte non è il fine assoluto. La gente non muore completamente, c’è qualcosa di più che  scivola nella sceneggiatura del film. Nel continuo movimento della pellicola fatto di personaggi ed emozioni sta il senso del film. L’importanza di una comunicazione fatta di parole, racconti, incontri, libri e film.

La stanza accanto in fondo è un film così bello da spiegarsi da solo, mostrando le cose per quello che appaiono.

La stanza accanto: una buona morte

“Merito una buona morte” dice Martha a Ingrid, nonostante la donna riconosca di aver commesso diversi errori, primo fra tutti aver lasciato che tra lei e la figlia si creasse una distanza incolmabile, non vuole che il decadimento fisico scelga per lei. Decide quindi di circondarsi di bellezza per i suoi momenti finali. La vediamo bere caffè con l’amica in tazze colorate, vestirsi di tinte brillanti, godersi i raggi di sole su un lettino che si affaccia su un bosco, ripensare a vecchi amori e reportage pericolosi, vedere vecchi film (Gente di Dublino, di cui cita in continuazione il finale scritto da Joyce: “La sua anima si dissolse lentamente nel sonno, mentre ascoltava la neve cadere lieve su tutto l’universo, come la discesa della loro ultima fine, su tutti i vivi e su tutti i morti”.

E’ un film improntato sulla ricercatezza, le opere d’arte, i quadri appesi alle pareti accendono le scene con pennellate di colore, in un tripudio evocativo di vita. Su una lato della casa un quadro di Hopper, pone alcuni personaggi coloratissimi rivolti al sole in un “non luogo”, ognuno nella propria solitudine. Anche nella villa, due sdraie colorate si trovano in avamposto rivolte verso la natura in armonia con i cicli vitali. Questo luogo è molto frequentato da Martha e dall’amica in occasione dei suoi racconti di guerra, Ingrid l’ascolta con avidità, rimanendo sempre più affascinata dalla vita di Ingrid.

Parlando di questa situazione con un amico in comune, Damien (John Turturro), la scrittrice capisce che non è soltanto Martha a essere sul viale del tramonto, ma l’umanità intera. Ci si indigna per cose futili e non si vuole pensare al cambiamento climatico, si fa finta di non vedere che la guerra è ovunque. Intanto Ingrid memorizza tutto: chissà, forse prima che sia troppo tardi trasformerà quei racconti in un libro. E forse è proprio per questo che Martha l’ha scelta: sperando magari che, affidandogliela, la sua storia non sarebbe stata dimenticata. Che poi forse è quello che ogni artista desidera.

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