L’Angoscia della bellezza è prodotta dalla stessa importanza attribuita oggi alla bellezza e al valore estetico ad essa associato. Tutti quanti restiamo attratti dalla bellezza poiché ci conduce nella direzione dell’eros, del piacere, nonché del desiderio sessuale. Essa ci pone direttamente in una dimensione relazionale, scatenando sentimenti, sensazioni, emozioni, immagini.

L’estetica evoca l’idea del bello

Sebbene il significato etimologico dal greco <sentio> indichi più propriamente il contatto che l’Io crea con la sensazione e con il piacere che da essa ne scaturisce. All’interno della società narcisistica in cui stiamo vivendo, l’individuo assegna una grande attenzione al proprio corpo, al valore estetico di esso e all’immagine che esso produce nell’apparire.

Per questo motivo ormai assistiamo oggi ad una domanda crescente di cambiamento in relazione al reale del corpo, domanda creata dalle sempre più diffuse e prestigiose tecniche della chirurgia estetica. Questa nuova domanda ci porta a mettere in discussione il nostro corpo, ripensando al modo di viverlo, alla rappresentazione psichica e alle correlazioni psicosomatiche che ne conseguono.

Sono le problematiche relative al valore estetico del corpo, alla sua bellezza, alla frequente dismorfofobia (dal greco antico dis –morphé, forma distorta e φόβος, phobos = timore), disturbo psichiatrico definito dal DSM-5 come un’eccessiva preoccupazione per un difetto fisico non presente o solo leggermente osservabile dagli altri. Il sintomo principale del disturbo è l’eccessiva preoccupazione per alcuni difetti fisici minimi o totalmente assenti, che però causano grave disagio psicologico nel soggetto.

L’angoscia della bellezza: pensiero intrusivo e ricorrente

Percepirsi come brutti e “non giusti” può occupare molte ore del giorno, durante le quali i soggetti effettuano vari tipi di controllo e ricercano rassicurazioni sul proprio aspetto. Le preoccupazioni si concentrano principalmente sulla pelle, sui capelli e sul naso, anche se qualsiasi parte del corpo può rappresentare il focus della preoccupazione.

Sintomi del disturbo sono reiterati in comportamenti di controllo, come il continuo guardarsi allo specchio, l’uso di cosmetici o vestiti coprenti per nascondere il difetto percepito, un eccessivo grooming, oppure un elevato allenamento fisico. Sono sintomi pervasivi che possono occupare dalle 3 alle 8 ore giornaliere. 

Il soggetto ricorrere compulsivamente a trattamenti di bellezza, che lo portano sempre più di frequente alla richiesta di ripetuti interventi di chirurgia plastica, non tollerando di avere piccoli difetti, distorce la propria immagine e si vede inadeguato.

Tale ricorso, può non risolvere il dispiacersi di queste persone, le quali non riescono a trovare un sostegno, una risoluzione alla loro continua ansia di cambiamento neppure attraverso l’aiuto psicoterapeutico.

L’angoscia della bellezza e vicissitudini dello sviluppo psicologico infantile

Particolarmente nella relazione con la madre, primo oggetto d’amore, le vicissitudini negative dello sviluppo psicologico possono non consentire una buona interiorizzazione della medesima e di conseguenza non permettere un buon apprezzamento di sé. Tutto ciò accade perché da un punto di vista psicoanalitico le problematiche soma-psiche legate al vissuto corporeo trovano il loro fondamento nella relazione figli-genitori.

La bellezza è un valore soggettivo: “è nell’occhio di chi la contempla” e per apprezzarla è necessaria “la bellezza della sguardo” dunque la propria soggettività psichica.

Quando si esclama:  “è una bella persona” ci riferiamo in genere ad una bellezza interna, quella che risiede dentro di noi e non fuori di noi.

L’angoscia della bellezza: quando gli interventi di chirurgia plastica riescono

Quando gli interventi di chirurgia hanno un esito positivo si tratta di persone in contatto con una loro bellezza interna, per le quali la richiesta di cambiamento di una parte del loro corpo non viene portata per rimediare una percezione interna di bruttezza, ma come richiesta prevalentemente fisico.

Viceversa quei soggetti che passano da un intervento all’altro, cercano disperatamente di riparare nel corpo ciò che potrebbe essere riparato solo all’interno di sé .

La bellezza salverà il mondo se il mondo salverà la bellezza Fëdor Dostoevskij.

L’idea che la bellezza possa salvare il mondo ha affascinato molti pensatori nel corso della storia, la bellezza non è solo un concetto estetico, ma rappresenta un’esperienza spirituale in grado di trasformare le persone e il mondo intero.

Questa idea è ancora più rilevante oggi, in un’epoca in cui il nostro pianeta è minacciato da crisi ambientali, conflitti sociali ed egoismo dilagante. Concentrarsi sulla bellezza, sia essa nell’arte, nella natura o nelle azioni altruistiche potrebbe essere la chiave per superare le sfide che affrontiamo e salvare il mondo dal suo destino incerto.

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