Le otto montagne è un film di Felix Van Groeningen, Charlotte Vandermeersch, con Luca Marinelli, Alessandro Borghi, Filippo Timi, Elena Lietti. Drammatico Italia, Francia, Belgio 2022 .

Le otto montagne, sulle vette alla ricerca della verità, film premiato al 75° Festival di Cannes col Gran Premio della Giuria. Il film è tratto dall’omonimo romanzo, Premio Strega 2017, di Paolo Cognetti.

La visione del film, lascia un segno indelebile comunicando in maniera profonda quel senso di bellezza e di malinconia che le immagini sprigionano.

Le otto montagne: leggenda nepalese

Le otto montagne sono gli angoli del mondo, secondo una leggenda nepalese: “al centro del mondo c’è un monte altissimo, Sumeru. Scalare quelle otto montagne rende più saggi, o lo è chi rimane sul monte Sumeru?” Questa è la domanda che sta al centro del romanzo di Cognetti ed è la medesima che si insinua nello spettatore nel corso della visione del film.

La storia vera

Si tratta di una storia che parla a chi è cresciuto in una città alle pendici delle montagne ma che la vita ha portato, per necessità lontano. È la storia di Pietro (Luca Marinelli), figlio di un dirigente di una grande fabbrica di Torino che per l’estate, si reca a Graines, un piccolo paese della Valle d’Aosta sperduto fra le valli. Un luogo con poco più di quattordici anime. Si tratta di quei posti che riconnettono col mondo soprattutto cresciendo agli antipodi. Per Pietro questa connessione avviene grazie all’amicizia con un suo coetaneo, Bruno, una di quelle quattordici anime. Egli è cresciuto con i suoi zii, in quanto il padre ha abbandonato quei luoghi per la Svizzera e con una madre che c’era e poi non c’è stata più.

Col tempo il loro rapporto si sviluppa in una serie di giochi infantili che fanno esplorare a Pietro quei luoghi. Tutti posti in cui ogni cosa, se indicata, ha il proprio nome e la propria funzione. Ciò permette di conoscerli e di viverli: dai laghi, alle cascine abbandonate, ai pini e alle cime. Quelle stesse cime che il padre di Pietro, esplora e sfida in quei pochi giorni l’anno in cui si concede una pausa dal lavoro. Giovanni con determinazione calca diversi sentieri che poi riporta con il pennarello sulla cartina. Un cammino iniziatico per un figlio biologico che non sa ancora vivere, trovando successivamente in Bruno un figlio ideale che rimasto vicino a lui e alla moglie quando, per Pietro, le estati in montagna sono finite. Con esse finisce la spensieratezza dell’infanzia, e si passa alla durezza del divenire adolescente prima e giovane adulto poi in città. Con i suoi ritmi e i suoi pericoli, le incertezze della vita.

Le otto montagne: rapporto padre-figlio

Una città come Torino, dalla quale è possibile vedere quelle cime che si fanno largo tra i tetti e le nubi di smog. Giovanni le intravede da lontano, al lavoro, fra una pausa e l’altra, poi  bisogna ritornare alla realtà e al lavoro. Quelle montagne Pietro, le vede solo attraverso vetri di quelle finestre. Una visione esterna che non gli permette di comprendere ne se stesso e neppure quel padre riservato per il quale quelle escursioni erano il solo modo di riconoscersi e sentirsi in pace con il mondo.

Giovanni, agli occhi del figlio, nel tempo diviene una figura scissa: da una parte l’uomo severo e ligio, dall’altra un uomo solitario ma che aveva il bisogno disperato di trasmettere qualcosa a suo figlio. Lassù, nel silenzio vero, in una Natura stupenda, incontaminata e che idealizza.

La baita diroccata, eredità psichica del padre

Lassù in una baita diroccata nel cuore dell’inverno c’è qualcosa da ricostruire. Un lavoro che Pietro fa grazie a Bruno, dopo che si sono ritrovati da adulti, dopo quindici anni di pausa. Un’amicizia rimessa assieme, pezzo dopo pezzo, come le pietre, le travi e le tegole, che rappresenta sul piano simbolico una ricostruzione di se stessi; così i due amici si ritrovano, anche se in realtà, non si erano mai persi davvero.

Un’amicizia forte, inscindibile, sebbene tra due persone molto diverse

Pietro ha le idee confuse, è alla ricerca della parola giusta, e Bruno, imparando a leggere, ha saputo dare un nome ai suoi pensieri per rafforzare i suoi solidissimi propositi. Vivere la montagna come si faceva una volta, soli, con qualche vacca per fare formaggi, il suo miraggio era l’Alpeggio. Vivere di quello senza niente altro del mondo fuori. Non c’è nulla per lui al di fuori della montagna e il mondo non ha nulla da offrirgli. Montagna e montanaro per lui sono una cosa sola, una unica simbiosi che non conosce stagioni.

Il Montanaro resiste anche quando il freddo pungente e l’alta neve di novembre fa fuggire tutti. Cosa rappresenta la montagna? Un anelito di libertà! Lo stesso sentimento anima pian piano anche Pietro e, in maniera indiretta, anche gli spettatori. Abbiamo bisogno di scalare quelle otto montagne, visitare quegli otto mari. Oppure restare su quella cima al centro di un mondo che è quello fisico in cui viviamo, ma è anche il mondo dentro di noi. Esplorare, fermarsi e capire è il regalo più grande che possiamo farci in questa vita che è indefinita, piena di domande e con poche certezze.

Pin It on Pinterest

Share This