L’imprevedibilità della fine porta sovente le coppie a rivolgersi presso i miei studi psicologici, quando nella relazione nasce il sospetto o il sentore della fine del rapporto d’amore.

In tali casi è interessante monitorare, come nel corso della relazione, la distanza fra i partner muti, fino a trasformarsi in una sensazione di allontanamento, che si traduce in un senso di estraneità reciproca e dolorosa. I vissuti che seguono vengono espressi attraverso il sentimento del venir meno, mancare, deludere la fiducia, infrangere un patto, rompere un legame.

L’imprevedibilità della fine e il tradimento.

“Tradere”, termine di derivazione latina, l’equivalente di tradire, indica un’azione tesa a mutare l’andamento, il senso dei rapporti tra le persone, in relazione al dare, affidare, consegnare altrove una propria parte.

Il senso del tradere viene percepito come una sottrazione di parti esclusive e vitali alla relazione. Questo evento, inatteso comporta la necessità di una ridefinizione del rapporto.

Il partner tradito si trova a fronteggiare una situazione di vuoto, che si accompagna a un senso di perdita della propria esistenza, un profondo smarrimento. Ciò che viene tradito è il “noi”, il terzo, la costruzione stessa della coppia.

Il lutto e l’ombra della relazione, nella terapia di coppia.

L’ombra della relazione ricade dolorosamente sul soggetto e riguarda la relazione che è stata e non sarà mai più,  l’investimento affettivo pesa ancor di più della perdita dell’oggetto d’amore.

Il tradimento costituisce una sorta di filtro, il mezzo attraverso il quale il partner ferito, effettua a ritroso una rilettura di tutti gli eventi passati, dalla cui analisi scaturisce un’immancabile, inconscia, complicità fra traditore e tradito. Accettare la trasformazione che questa nuova posizione nel rapporto impone, l’asimmetria che si viene a creare tra l’immagine attesa del partner e ciò che  egli è effettivamente. Questo particolare tipo di lettura induce a un improcrastinabile cambiamento.

Nonostante l’algia nell’imprevedibilità fine.

La capacità di cogliere il tradimento come stimolo, come valore, è un espediente eccezionale per la crescita e l’autonomia individuale. Esperienza  intrisa di nost-algia, ma che nonostante l’algia, impone l’elaborazione del lutto, e il suo superamento attraverso l’accettazione di una nuova realtà.  La fiducia di base costruita e veicolata nelle prime relazioni con le persone significative della nostra vita, ci consentirà di ripetere l’esperienza d’ulteriori buone relazioni, che potranno di nuovo basarsi sulla fiducia reciproca.

Fidare e diffidare, l’imprevedibilità della fine.

Per raggiungere questa capacità è necessario infrangere la dipendenza dalla fiducia primaria e permettere ai rapporti di evolvere, imparando a distinguere l’altro da Sé e inaugurando una funzione psichica propria, data dal fidare e diffidare, allo stesso tempo. Acquisire la coscienza e la probabilità di esser traditi ci avvicina alla caducità della condizione umana e insieme al riconoscere anche in noi stessi un traditore potenziale. Il rischio del tradimento ci rende consapevoli della fragilità e dell’incertezza presente in ogni relazione, che riguarda la nostra vulnerabilità e la dipendenza dagli altri. L’impasse del tradimento, produce sentimenti di perdita dell’autostima e impone il ritiro della parte di Sé, albergata perdutamente nell’altro. Nella coppia ci troviamo a convivere quotidianamente con quote ineliminabili d’imprevedibilità, nel farci promesse reciproche ci esponiamo all’eventualità dolorosa che esse siano infrante.

Vittime e attori

Il tradimento di cui siamo irrimediabilmente vittime e attori, esprime l’ambivalenza insita in ognuno di noi e il costante oscillare fra condivisione e mistero che comporta la tendenza di ognuno a celare parti di Sé nella relazione. Anche l’utilizzo del silenzio e delle bugie viene adottato per mantenere alti i confini fra Sé e l’altro, al fine di una duratura interazione di coppia, pur conoscendone il dolore che questo agito comporta.

Il mantenimento di segrete parti di Sé, rappresenta un’affermazione irrinunciabile per l’autonomia e la libertà, pur essendo espressione di defusione e separatezza, mette i partner in una posizione dialettica, ad una certa distanza l’uno dall’altro, garantendone il dialogo e il confronto.

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