Lo smart Working: all’interno di questo quadro emergenziale dovuto al Coronavirus anche il lavoro agile viene a costituire una nuova modalità di lavoro creata e sviluppata dal Coronavirus, che permette di portare avanti la propria attività lavorativa, restando comodamente nella propria abitazione in sicurezza,  piuttosto che sul posto di lavoro, prudenzialmente e normativamente sconsigliato.

Nel 2019  in Italia si contavano solo 570.000  Smart Workers, ricerche studi e convegni ulteriori non sono riusciti poi a diffonderlo maggiormente, né a farlo diventare una pratica richiesta e diffusa.

Straordinariamente in questo scenario di evitamento del contagio reciproco lo Smart Working, per molti ignorato o  persino sconosciuto, sale nel protagonismo delle cronache, assumendo le caratteristiche di un controvirus positivo.

Lo smart working si diffonde così nella pubblica amministrazione, come nelle aziende private, nelle imprese, negli studi professionali di ogni livello, riorganizzando il lavoro e soprattutto umanizzandolo. Grazie a questa nuova modalità si consente di mantiene in essere le aziende, attivi i loro dipendenti, così come molti addetti ai servizi sociali possono non abbandonare il proprio carico di lavoro, e i professionisti continuare le attività nell’area del privato, restando semplicemete a casa, con un pc.

Lo smart working o lavoro agile

Il lavoro agile, rivoluziona la cultura del lavoro, diffonde senso di responsabilità nelle prestazioni professionali, migliora la qualità del lavoro e trasforma le relazioni gerarchiche nelle aziende, diffondendo fiducia fra superiori e colleghi, diminuisce lo stress sul lavoro e molti altri disturbi psicologici ad esso collegati, quali ansia, attacchi di panico, insonnia, depressione.

Lo smart working ha il merito di armonizzare vita privata e professionale, ottimizzare il tempo di lavoro coniugandolo con impegni familiari, diminuendo costi sociali, traffico e inquinamento nelle città, migliorando di gran lunga la qualità della vita e la produttività imprenditoriali. Tutto ciò grazie tecnologia e alla forza di un virus sconosciuto, dal contagio veloce e di difficile controllo.

Con l’obbligo di lavorare in smart working si scopre che il tempo del lavoro può essere gestito in modo diverso dalle logiche tradizionali: le riunioni si possono fare via skype, la gestione del lavoro viene ridefinita a favore del benessere personale e aziendale, col rispetta dei bisogni di genitori e figli, diminuisce anche lo stress psichico investito sul lavoro e le malattie di somatizzazione ad esso conseguenti.

Lo smart working genera circoli virtuosi individuali, aziendali e sociali, nonché il rispetto per l’ambiente come rileva ciclicamente l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano.

Da una situazione emergenziale innescata dalla diffusione del Coronavirus nel paese Italia , nell’intento di arginare il disagio e attuare la prevenzione del contagio in difesa del cittadino, si apre una possibilità inattesa di cambiamento nell’economia sociale del lavoro, che sviluppa la fantasia e la creatività dei singoli, diminuendo i costi familiari, aumentando la presenza genitoriale in famiglia si estende un maggior controllo educativo nei confronti dei figli, il contatto affettivo, psicologico e fisico e fisico.

Con lo smart working, si aprono grandi  trasformazioni sociali, esso offre potenzialità inimmaginabili nella gestione della nostra vita individuale e collettiva che sembrano espandersi sul piano culturale e sociale, i cui effetti sono, a mio parere ancora  in via di sperimentazione

 

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