Soffriamo quando finisce una relazione? L’innamoramento attiva aree del cervello e  sostanze che creano una sorta di dipendenza dal partner.
Quando una relazione amorosa termina la conseguenza naturale di una fine è inesorabilmente la sofferenza, passaggio inevitabile per tutti gli esseri psichici. Riuscire a superare una rottura vuol dire passare per un lungo processo carico di alti e bassi, in cui si può essere protagonisti di svariati sentimenti tra i quali: un calo dell’autostima, senso di colpa, tristezza e in alcuni casi depressione.

Soffriamo quando finisce una relazione: cosa accade nel nostro cervello?

L’amore romantico, attiva delle precise aree del cervello: in una ricerca scientifica ai partecipanti sono state mostrate delle foto del partner ed è risultato che alcune parti del cervello, come ad esempio la corteccia cingolata anteriore, l’insula mediale o il nucleo caudato, registrano una maggiore attività.
Nel caso dell’eccitamento sessuale, invece ad attivarsi sono aree diverse del cervello. Allo stesso tempo si riduce l’attività di altre aree come l’amigdala o il giro cingolato posteriore, parti del cervello legate maggiormente alla sensazione del dolore.
Proprio a causa di queste reazioni cerebrali è normale che, durante l’innamoramento, le persone si sentano più tranquille, calme e felici, appagate.
Soffriamo quando una relazione finisce perché l’amore può essere comparato a una vera e propria droga che crea dipendenza e che, se finisce, causa crisi d‘astinenza.
Secondo altri studi, l’innamoramento provoca la produzione di diverse sostanze quali l‘ossitocina e la dopamina, i cosiddetti “neurotrasmettitori della felicità“. Quando ci troviamo in presenza del partner la produzione di queste sostanze permette di sentirsi bene. Con la sua assenza, questa sensazione di soddisfazione si riduce.
In altre parole, durante una relazione i partner si abituerebbero alla produzione di queste sostanze, ma quando la relazione finisce, si crea una sorta di crisi d’astinenza a cui il cervello non era abituato.

Soffriamo quando una relazione finisce: come superare separazione, dipendenza e astinenza?

Tutte le reazioni che mette in moto l’innamoramento, se interrotte, possono provocare molto dolore a livello psicologico. Questo non significa che il cervello non possa superare la fine di una relazione. È necessario innanzitutto prendere in considerazione l’eventualità che una storia può finire.
Quando ciò accade, si possano interrompere i contatti con il partner, senza cercare di rianimare inutilmente una relazione, ormai evidentemente esaurita o di implorarlo per continuare a vederlo. Quest’ultimo caso corrisponde al farsi un male ulteriore, per di più strategicamente non crea alcun interesse nel partner abbandonante. E’ migliore appellarsi al diritto d’orgoglio.
Solo prendendo una giusta distanza possiamo iniziare a rielaborare il dolore ed a riprendere il rapporto con noi stessi.
Quando una storia finisce è senza dubbio necessario analizzare i motivi della rottura, ma ciò può non deve trasformarsi in un’ossessione.
In una coppia la responsabilità non è solamente di uno dei due partner, il risultato di quest’analisi sarà utile per comprendere gli errori, in modo tale da non commetterli nel futuro, senza però cadere nel vittimismo o nell’errore di colpevolizzare solamente l’altro.
È necessario pian piano riuscire a riconoscere gli aspetti positivi della rottura e accettare il passaggio del tempo per poter superare la fine della relazione. Superare il dolore ha come fattore indispensabile il tempo, anche se è possibile mettere in pratica alcune strategie per alleggerire il sentimento di sofferenza.

Soffriamo quando una relazione finisce: le fasi dell’elaborazione del lutto.

E’ possibile, paragonare la fine di una storia d’amore alla perdita di una persona cara e al dolore del lutto che ne consegue, per le seguenti ragioni.

La perdita, fisica e psichica della persona amata che pur essendo in vita è come se non esistesse più, per il partner abbandonato.

L’ombra della relazione, cioè dire la perdita del proprio investimento affettivo sull’altro, ciò che è stato investito in quella particolare relazione e che la rende unica e irripetibile.

Come affrontare nel percorso separativo le fasi relazionate con la perdita.

Queste possono accavallarsi, presentarsi più volte e svanire in tempi diversi a seconda della persona e dell’intensità delle emozioni.
La Negazione. La reazione immediata quando una storia finisce è quella del rifiuto della realtà. È la fase in cui ci si protegge dall’infrangersi dei progetti e dei sogni che si erano costruiti con la persona amata. Nel momento in cui ci rendiamo conto della separazione, i primi sentimenti che affiorano sono la rabbia e il risentimento. Queste emozioni vengono direzionate verso tutto e tutti indistintamente; queste sono le reazione più difficile da gestire per chi si trova vicino alla persona che soffre. La famiglia e gli amici possono di capire che la rabbia scaturisce dal senso d’ abbandono.
Nel Patteggiamento, fra la rabbia e le lacrime si cerca di stringere un patto constessi, provando a cercare le cause della separazione e affrontare la fase traumatica.
La depressione,  si instaura quando scompare completamente la negazione e ci incamminiamo verso la fase di accettazione, passando per un periodo di profonda tristezza.  Per quanto le persone vicine pensino che mostrare i lati positivi della situazione possa aiutare, la cosa migliore da fare è lasciare che venga espresso il dolore, anche attraverso la tristezza. In questo momento l’unico aiuto possibile è l’ascolto.
L’ Accettazione. L’ultima tappa non è da confondere con una fase di felicità, ma rappresenta la calma dopo la tempesta.
La persona che ha subito la separazione si trova in uno stato di relativa quiete e pace da cui si avvia la ripresa. Il superamento dell’abbandono, della perdita amorosa ha un lungo tempo di elaborazione psichica, da cui non si può sfuggire, la cui durata varia a seconda della persona.
Per riprendere in mano le redini della propria vita, diventando nocchieri di noi stessi, è indispensabile accettare di soffrire. “Suffrir”, esiste una felicità anche nella sofferenza, una grande occasione per toccarsi, sentirsi ed iniziare ad amarsi ricompattando e consolidando il proprio Io.

Evitare i passaggi è difficile e controproducente.

Imparare a conoscere e accogliere l’emozioni negative è il primo passo,  per evitare di rimanere legati al passato. Se si accetta il dolore è importante rendersi conto che esistono motivazioni relazionate con la rottura, che non  possiamo capire o controllare. Sentirsi in colpa senza un motivo reale, può solamente tardare la fase di recupero.
Per poter raggiungere questo stadio è utile “guardarsi dall’esterno” cercando di mettersi in diverse posizioni prospettiche che ci permettano di vederne tante sfaccettature. In questo modo si può uscire dalla situazione di prigionia che si è creata, guardando il nostro vissuto e la situazioni in modo diverso.
Nei giorni dell’abbandono è consigliabile intraprendere un percorso di aiuto con una psicoterapeuta analitica, per ottenerne il sollievo di parlare esprimendo le proprie emozioni, anziché reprimerle. Avere la possibilità di un ascolto, di un’orecchio e di un cuore, di una professionista sensibile e ben formato è un’ occasione per valutare, oltre alle perdite, anche i guadagni, sempre presenti nelle separazioni.
Non c’è crescita senza sofferenza e soffrire rappresenta un’occasione per crescere.
In caso di dolore e angoscia profonda puoi rivolgerti presso i miei studi di Livorno contattando la segreteria al numero telefonico 0586 578368
 

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