Perfect days, regia di Wim  Wenders con Kôji YakushoTokio EmotoArisa NakanoAoi YamadaYumi Asô. Genere Drammatico, GiapponeGermania2023.

Perfect Days ci presenta la vulnerabilità dell’essere umano contro l’artificiosità dell’esistenza occidentale, immergendoci nella quotidianità orientale, dove predomina l’autenticità del gesto e l’espressioni del volto; un gioco silenzioso e terapeutico.

Trama del film

Wim Wenders mette in scena undici giorni consecutivi – termina  la mattina del dodicesimo giorno narrandoci la ciclicità della vita di Hirayama, Kōji Yakusho, un uomo di 60 anni che come lavoro pulisce le toilette pubbliche di Tokyo.

Hirayama ogni mattina apre gli occhi e compie sempre gli stessi gesti, ascolta musica rock: The House of the Rising Sun degli Animals (o Lou Reed o Patti Smith o Van Morrison o i Kinks) in audiocassetta mentre va al lavoro. Dopo il lavoro Hirayama prende la sua bicicletta, coltiva piccole piante e prima di dormire si dedica ad un lettura colta.

Il protagonista parla poco, ma interagisce con il prossimo sempre motivatamente; sono i personaggi “secondari” che si affacciano nella sua vita a portare una traccia emotiva.

Perfect Days: in queste undici giornate la vita non cambierà

L’operazione di Wenders in Perfect Days è proprio quella di ridurre al minimo ogni sovrastruttura del filmico. Il regista ci racconta con rapide e suggestive immagini in bianco e nero l’attività onirica del protagonista. Sono sogni ricorrenti, tracce mnestiche diurne, fronde arborescenti e squarci di cielo.

Hirayama aiuta le persone, grazie alla sua gentilezza riesce a non arrabbiarsi anche in situazioni in cui ne avrebbe motivo: Hirayama é un uomo ancora in grado di emozionarsi per un contatto umano autentico, ma sa essere anche risoluto e duro, se necessario un uomo sereno che apprezza la vita nelle sue sfumature anche tristi: “ogni giorno è una nuova alba, una nuova vita”, come canta Nina Simone nella canzone che chiude il film su un lungo primo piano di Kōji Yakusho che passa dalla commozione al riso, esprimendo l’intrico inafferrabile dell’esistenza.

 Perfect Days tentativo di fermare il tempo

Hirayama ha “costruito” la propria ciclicità di vita lasciandosi alle spalle qualcosa (come si evince nella scena con la sorella). Il protagonista forse nel tentativo di fermare il tempo fotografa gli alberi usando una vecchia macchina con pellicola,  cataloga ciò che gli interessa conservare scrivendo a mano e la sua vasta libreria è ordinata con metodo e pazienza. La digitalizzazione non è mai entrata nella sua esistenza, questo è anche il pensiero  di Wim Wenders quando afferma che l’ecosistema del digitale è la morte della società, del cinema, della politica. Il regista si riconosce in Hirayama, ha le stesse radici del protagonista, in fondo mai mutate.

Wenders in Perfect Days raggiunge momenti di grande intensità emotiva e poetica attraverso una manovra di purificazione, il film rappresenta il tentativo di raccontare una vita pura in essenza dell’anima.

Perfect Days è un’ombra e non può che esserlo

Se si sommano due ombre una sull’altra, il “nero” che producono è più scuro o il colore di due ombre è lo stesso di quello prodotto da una sola? È la domanda che si pongono, verso la fine del film, il protagonista e un uomo ammalato che ha appena conosciuto: Hirayama vorrebbe che ci fossero sfumature, ma deve ammettere che un’ombra è sempre un’ombra anche quando è stratificata.

Il regista è Hirayama che sogna, probabilmente in pellicola e nel formato 4:3 in cui è girato questo film, sull’accettazione della vita che è costruzione complessa e il cui raggiungimento si paga a caro prezzo (l’esistenza di Hirayama, di cui continueremo a ignorare quasi tutto,  è probabilmente segnata da molti eventi controversi e dolorosi.

I non-luoghi templi sacri di una routine rassicurante

Tokyo, nel film è immortalata in magnifiche inquadrature, per Wenders è il luogo della ricerca del rito e del puro, lui sceglie una location a misura d’uomo, fatta di edifici minuti e ordinati, strade sinuose, negozi e ristoranti un reticolato di non-luoghi che divengono santuari di condivisione, templi sacri di una routine rassicurante.

Wenders tenta nel film di fare autocoscienza, (Hirayama è un personaggio chiaro a se stesso) realizzando un lavoro solo all’apparenza semplice, mostra la difficoltà di questa sua personale ricerca. il regista denuncia il proprio desiderio mostrandone l’impossibilità e al tempo stesso la necessità utopica. Non torneremo mai dove siamo già stati, l’origine non ci appartiene, “il mondo contiene molti mondi e alcuni sono connessi tra loro”.

Il film è centrato sull’adesso, su quello spartiacque che separa il passato dal futuro, su quel presente che in Occidente e non solo, viene eroso da aspettative, nevrosi e rimpianti.
Hirajama ha un profondo rispetto per gli altri e per il suo ambiente, vive il suo quotidiano con pienezza e intensità. Ha scoperto che la gioia si alimenta di ciò che è essenziale e che il vuoto è spesso più pregnante dellaccumulazione compulsiva di oggetti, parole, relazione, soldi, beni materiali.

Adesso è adesso: La prossima volta è la prossima volta”

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