Seconda Parte

Quale nascosto bisogno abita chi è abitualmente consumatore di pornografia?

Qualunque sia lo specifico contenuto della rappresentazione pornografica, che sia cioè eterosessuale, omosessuale, bisessuale e quale che  sia l’organizzazione sessuale del consumatore, è noto che tutta la pornografia si basa su una rappresentazione visiva, o al più uditiva di materiale sessuale eccitante.

Ciò che emerge con forza è l’aspetto della “rappresentazione”, che si presta a molte interpretazioni.

  • Il fatto che gli elementi della sessualità siano stampati su carta o sul Web rende le fantasie sessuali oggettive: “Sono lì e non nella mia testa”, non è il soggetto che le produce, ma “altri”, determina una diminuzione del senso di colpa.
  • La sessualità della pornografia non è reale, ma virtuale, si gode senza farne esperienza diretta, non implica la relazione, quindi non è pericolosa.
  • La masturbazione che accompagna così frequentemente la pornografia è facilitata perché la rappresentazione diminuisce la distanza fra realtà e fantasia.

Oltre a ciò la  psicoanalisi fornisce interessanti considerazioni sull’intreccio                                                     sessualità/rappresentazione/violenzaviolenza/pornografia.

Il prototipo di questo intreccio risale alla “scena originaria”  (Freud 1900), cioè il rapporto sessuale fra i genitori, osservato o supposto dal bambino in conformità  a taluni indizi (rumori provenienti dalla camera da letto). In genere tale rapporto è interpretato come un atto di violenza esercitata dal padre sulla madre. Freud  attribuì molta importanza a questo evento , in quanto generatore di una forte angoscia.

Nell’assistere alla scena il bambino subirebbe un’eccitazione sessuale che non è in grado dominare attraverso la comprensione, poiché va incontro a un rifiuto essendovi coinvolti i genitori e i propri fantasmi incestuosi ed edipici.

L’esperienza analitica indusse Freud (1918) a dare un’importanza sempre crescente alla “scena primaria”, essendo un elemento che manca raramente al tesoro dei fantasmi che si scoprono nei nevrotici e probabilmente in tutti gli esseri  umani,  che Freud chiamerà i “fantasmi originari”.

La visione o la fantasmizzazione di questa scena, oltre a provocare uno stato di eccitazione sessuale nel bambino viene usata nelle prime esperienze masturbatorie, successivamente elaborata,  strutturerà le difese relative all’angoscia di castrazione. Tale angoscia darà luogo alle sex-addiction dell’adulto, nonchè alle devianze sessuali, ai desideri incontrollabili, all’incapacità di limitarsi all’immaginario, necessitando  questi desideri del passaggio all’atto, come una forza libidinale di origine istintuale.

Il significato che il bambino attribuisce alla scena primaria è di tipo sado-maso ed è facile intuire come la componente di fondo della pornografia è costituita spesso da questo aspetto. Nella rappresentazione  porno il soggetto vede – ancora una volta –  riattualizzata la scena primaria, con tutto il significato sessuale associato all’esercizio della violenza perpetrato dal padre, sulla madre.

In questa visione della scena primaria la madre assume agli occhi del bambino un ruolo passivo, sottomesso, oggettivizzato.

Nel sadismo, la perversione che si esprime è odio erotizzato (Stoller),il perverso è eccitato dal fatto di  ferire l’altro, di danneggiarlo, umiliarlo, farlo soffrire.

L’erotismo umano è essenzialmente alimentato dall’ostilità,  essendo la perversione è la forma erotica dell’odio (Crepault ),  frammenti di perversione sessuale sono presenti in ognuno di noi.

Sia nel comportamento voyeristico  che nella cyber-porno-dipendenza si rifletta un inconscio bisogno di osservare quella rappresentazione, poiché l’utilizzo del materiale pornografico è destinato a lasciare insoddisfatto l’antico bisogno, e  nella ri-visione simbolica della scena primaria, il bisogno è destinato inesorabilmente a riproporsi.

E’ come se l’attenzione, l’interesse, la curiosità restassero  centrali sulla scena primaria, cambiano solo gli attori; “non più i propri genitori, ma persone che li rappresentano, e  il piano di realtà , non più personaggi in carne ed ossa o i fantasmi della propria mente, ma figure che emergono dall’immagine di un film, di una fotografia o dai siti web”. Le sequenze tendono a  riprodursi in modo stereotipato, s’incorporano le une sulle altre, costituendo ognuna il prerequisito dell’altra.

La frequente comparsa della noia nell’esposizione a questo materiale, è il prodotto di  un’inadeguatezza intrinseca del materiale –  in quanto null’altro che segno e simbolo di quella scena  – a soddisfare l’arcaico bisogno di guardare (voyerismo).

Inquadrando l’estensione di questo fenomeno e l’uso e il consumo o compulsivo che ne viene fatto nelle sexaddiction dove il soggetto diventa schiavo del suo oggetto, potremmo  ipotizzare che la pulsione epistemofilica, cioè la curiosità che volge verso la conoscenza, non subisce nel corso dello sviluppo psicosessuale nessuna evoluzione, ma rimane prossima al punto di partenza, determinando un’inibizione intellettuale nevrotica e lo sviluppo di forme di pensiero ossessivo, fra cui lo strutturarsi di sessosi, nonché influenze su comportamento sessuale, anche non patologico, delle persone adulte.

Solo sottraendosi alla rimozione, la pulsione epistemofilica si sublima trasformandosi in curiosità intellettuale, dove l’istinto può mettersi al servizio di una vastissima gamma d’interessi cognitivi, liberando lo scorrere d’energia sessuale, sino al raggiungimento della meta: l’individuazione sessuale.

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