Piacere e dolore: analizzando i punti di vista correnti sull’educazione al piacere, l’aspetto più rilevante sembra caratterizzato da un costante atteggiamento riduzionistico relativamente al rapporto tra sessualità e piacere. Negli operatori scolastici, in particolare si evidenzia una condotta inconscia d’evitamento nell’affrontare l’educazione al piacere.

Questo atteggiamento è legato all’attitudine umana nei confronti del dolore, da cui sembrano derivare gli aspetti morali, sociali, educativi: tutta la nostra vita è impostata sul senso del dovere e sulla sofferenza, fulcro sul quale si muove l’educazione e dal quale riteniamo debba scaturire l’altruismo e la solidarietà.

Piacere e dolore: l’addestramento al dolore è un’aspetto nel quale ci imbattiamo precocemente, mentre l’educazione al piacere viene misconosciuta in tutto l’arco della vita. Il piacere appare così un sovrappiù, legato piuttosto alla scomparsa del dolore, che non qualcosa di positivo e da ricercare in autonomia.

Piacere e dolore: il piacere questo sconosciuto

Dal punto di vista educativo, il piacere sconosciuto e demonizzato, viene visto come rilassamento etico e sorgente d’egoismo. Sono al contrario i frustrati e gli insoddisfatti ad essere crudeli, intolleranti e non coloro che sanno godere della vita e apprendono a sentirsi bene nel loro corpo.

In questa impostazione, le componenti libidiche, istintuali ed emotive della relazione sessuale vengono rimosse. Si passa da programmi scolastici di educazione sessuale esclusivamente fondati sulla trasmissione di dati informativi: morfologia sessuale, funzioni dell’apparato riproduttivo, a programmi che contengono solo vaghi accenni agli stati emozionali.

Tali programmi quando non contengono la veste di exscursus del tutto marginale, vengono posti all’interno di percorsi pedagogici d’impostazione tradizionalistica che fanno riferimento ad un’educazione alla salute o a generici programmi di educazione corporea, trascurando totalmente l’importanza di tematiche relative alle “funzioni non sessuali” della sessualità: sensazione, gioco, scoperta, creatività, componenti peraltro fondamentali per realizzare un’educazione alla curiosità e al piacere e sono percorsi essenziali alla realizzazione dell’Io.

Le fasi evolutive della crescita

La sessualità infantile esiste, e il sesso esercita la propria azione, sebbene con modalità ben diverse dall’età adulta. La psicoanalisi ci segnala che le varie funzioni fisiologiche (orale, uretrale, anale e genitale) servono da supporto alle relazioni affettive ed emotive che accompagnano la crescita dei bambini nelle varie età di sviluppo psicosessuali.

Il piacere sessuale è l’ultima veste che la libido assume nel corso delle varie fasi evolutive. Il mancato sviluppo di una delle fasi in cui il piacere si esprime comporta uninterferenza disturbante nella sfera del piacere sessuale-genitale, e i disturbi psicologici che si manifestano, sono  attribuibili alle fasi evolutive nelle quali si è manifestata la distorsione.

Un’educazione adeguata al piacere risulta ad oggi impossibile e in larga parte inesistente, forse a causa degli stessi problemi degli adulti, i quali confrontandosi alla propria passata sessualità e ai loro ricordi, non possono se non concepire programmi di educazione che costituiscono il prodotto delle loro difese, messe in atto a partire dalla loro adolescenza, dove del sesso e delle emozioni  era meglio tacere.

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