Sono le bambole iper-realiste, copie perfette di bebè in carne e ossa, una vera e propria bambola dalle sembianze umane. Così una mamma, nella carrozzina, invece di un bimbo vero, può portarsi in giro un fantoccio in silicone, cambiargli regolarmente il pannolone e riempirlo di attenzioni, come un vero bimbo da accudire, attivando meccanismi difensivi di rimozione e identificazione, mascherando il  desiderio di maternità nel role play, nel fare-come-sé, nel ruolo di attrice.

Bambole rinate

Il fenomeno nasce negli Usa alla fine degli anni 80, soprattutto a beneficio di un pubblico di collezionisti. Successivamente la commercializzazione delle Reborn Dolls, bambole rinate, gioca sui bisogni psicologici frustrati, e sulla solitudine degli umani, in crescita esponenziale nella società attuale ha portato a ben altri utilizzi, che tendono a  coprire persino lutti e dolore indicibili .

Spendendo da 500 a 20 mila euro, si può ordinare, anche in rete, una copia perfetta di un pargolo con capelli veri, battito cardiaco, vocetta, etc.. richiedendo somiglianze ed inviando foto, per ottenere bambole al posto di neonati.

 Si può arrivare all’eccesso di una mamma che pagava una baby sitter per custodire una Reborn Doll e quando usciva diceva: “Parli a basse voce, la bimba dorme”; un’altra mamma lo portava dal pediatra, orgogliosa che le altre genitrici, quelle con figli autentici, si congratulassero con lei per quanto silenzioso fosse il suo beb, salvo poi fuggire con una scusa quando arrivava il suo turno. Così come un’altra madre lancia un allarme in un centro commerciale perché ha dimenticato la bambina/silicone in macchina, sotto il sole…

Questi episodi esprimono con forza il disagio che sottostà all’indicibile desiderio di maternità con l’attivazione di meccanismi inconsci psicologici e difensivi quali la rimozione e l’identificazione che spingono all’acquisto di pupazzi somiglianti a bambini

Desiderio di maternità e le Reborn Dolls.

Gli artisti che le realizzano, in tutto il mondo, oggettivamente  bravissimi, le vendono in rete. Ma è anche possibile ordinare un bebè con le somiglianze desiderate. Sono molte le mamme che dopo un lutto utilizzano una Reborn, come succedanea al figlio. Rendendo del tutto evidente l’attenzione e la sensibilità  con cui  l’industria e la commercializzazione compia analisi di mercato approfondite e delicate pur di espandersi entro nuove nicchie.

Molte donne sentono il bisogno ardente di avere un figlio e quando si accorgono di non poterlo realizzare ricorrono a metodi surrogati, mostrando un’attaccamento nei loro confronti a dir poco allarmante: comprano pappe per bimbi e graziosi abitini pour enfants, li portano al parco, grate delle lusinghe delle altre mamme, simulano così una falsa felicità, sublimando i loro sentimenti con l’autoinganno della rimozione e identificazione inconscia, del proprio desiderio di maternità.

Cosa si cela dietro questi comportamenti?

In ogni caso pare che le Reborn Dolls siano destinate a una mutazione genetica nel giro di alcuni anni: in Giappone, ad esempio, la JST Erato Asada Project sta sperimentando un baby-robot che, oltre a una perfetta riproduzione fisica di un umano, è in grado di rispondere alle domande, camminare, piangere, obbedire ai genitori.

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