Sexting lo fanno 2 adolescenti su 5, il primo messaggio hot, già a 11 anni, tutto quello che i genitori non vorrebbero mai sapere!

Il termine sexting, derivato dalla fusione delle parole inglesi sex (sesso) e texting (inviare messaggi elettronici), è un neologismo utilizzato per indicare l’invio di messaggi, testi e/o immagini sessualmente espliciti, principalmente tramite il telefono cellulare o tramite altri mezzi informatici.

ll sexting è una pratica di seduzione ovvero: L’invio di testi o immagini sessualmente esplicite tramite internet o telefono cellulare“. Sebbene esso abbia causato qualche controversia, è ormai radicato nelle abitudini degli adolescenti e dei giovani adulti, e non solo.

Molti lo considerano un gioco “stuzzicante”, mentre alcuni reputano che il sexting tolga poesia al rapporto.

Sexting può voler dire diverse cose: da una conversazione spinta allo scambio di selfie “hot”. Esiste una forte componente di voyeurismo in questo atto di seduzione, ma non è da sottovalutare il rischio che si può correre se queste foto verranno scambiate a terzi.

Quali sono le ragioni che spingono le persone a sperimentare questa pratica?

Nei più giovani nella maggior parte dei casi è un divertente (ed ingenuo) metodo di iniziazione al sesso. In una coppia consolidata potrebbe anche trattarsi di un semplice bisogno di attenzione o un gioco di complicità. Se fatto in un contesto appropriato, il sexting può sicuramente stimolare il desiderio e l’immaginazione del partner, soprattutto quando si è lontani o quando si vuole riconciliare una crisi riportando empatia e coinvolgimento sessuale nel rapporto.

Il sexting è divenuto  una vera e propria moda fra i giovani soprattutto occidentali, consistendo principalmente nello scambio di messaggi sessualmente espliciti e di foto e video a sfondo sessuale, spesso realizzate con il telefono cellulare, o nella pubblicazione tramite via telematica, attraverso canali come chat, social network, internet e varie app. Tali immagini, anche se inviate in origine a una ristretta cerchia di persone, in seguito si possono diffondere in modo incontrollabile e creare problemi seri alla persona ritratta.

 In Italia 2 adolescenti su 5 hanno fatto sexting almeno una volta e il primo messaggio hot lo hanno inviato fra gli 11 e i 14 anni.

Un teenager su 10 ha inoltre fatto selfie intimi o senza vestiti, e il 3% pubblica queste foto sui social.

I dati sono di Pepita Onlus, associazione impegnata a sensibilizzare i ragazzi sui rischi del web. I risultati dell’indagine sono stati diffusi in occasione della firma di un protocollo d’intesa contro il cyberbullismo tra la Polizia di Stato e la Casa pediatrica dell’Asst Fatebene fratelli-Sacco. Un’alleanza contro l’emergenza cyberbullismo, che nel 2016 ha fatto registrare in Italia 235 denunce con minori vittime di reato, con 31 under 18 che si sono resi responsabili di atti che vanno dallo stalking alle molestie, alla diffusione di materiale pedopornografico.

La collaborazione, riferiscono i promotori, “si inserisce tra le iniziative di prevenzione messe in campo dalla Polizia di Stato e finalizzate a individuare i più efficaci strumenti  finalizzate a individuare i più efficaci strumenti di prevenzione nella lotta al cyberbullismo”. L’accordo punta alla creazione di un network nazionale con Milano capitale. La firma del protocollo, così ancora i promotori, “rientra in un progetto più ampio di prossimità, che vede da un lato la Polizia Postale e delle Comunicazioni realizzare specifiche azioni di formazione per un uso corretto del web rivolte sia alle figure professionali del Fatebene fratelli che ai giovani pazienti della struttura milanese, dall’altro la Casa pediatrica Asst Fatebene fratelli-Sacco di Milano quale ente coordinatore di una rete nazionale composta da diversi poli regionali. Ciascun polo regionale sarà coordinato da strutture sanitarie che applicheranno il modello di cura di Casa pediatrica”.

I risultati dell’indagine – I dati dell’indagine riguardano un campione di 2800 ragazzi e ragazze di età compresa tra gli 11 e i 17 anni. Il questionario è stato distribuito in 16 regioni italiane tra scuole, oratori e associazioni sportive. È emerso che oltre il 40 percento degli adolescenti ha inviato messaggi, foto, video a contenuto sessuale, e il 60% ha ricevuto questo tipo di materiale.

Il 41% dei ragazzi intervistati ha detto di essersi sentito a disagio qualche volta quando qualcuno lo ha guardato; al 64% è capitato almeno una volta che qualcuno facesse allusioni sessuali sul loro corpo, atteggiamenti o persona, e al 73% è successo almeno una volta di ricevere anche senza volerlo foto o video con contenuti sessualmente espliciti o pornografici da amici, compagni e anche sconosciuti.

Il 25,42 % degli intervistati ha detto di avere provato curiosità, il 24,7% indifferenza, il 21,34% disagio.

Quasi la metà ha detto di aver cancellato il contenuto. I contenuti hot viaggiano nel 67%dei casi via Whatsapp, su Instagram (57%) e Snapchat (43%).

I ragazzi spesso non sembrano consapevoli di scambiare materiale pedopornografico che potrebbe arrivare nelle mani sbagliate e causare gravi conseguenze emotive per i protagonisti delle immagini e dei video.

Per diffondere una cultura della sicurezza in rete, un ruolo centrale è svolto dalla sensibilizzazione delle figure educative (in primo luogo genitori e insegnanti) e dei ragazzi a un utilizzo consapevole delle nuove tecnologie.

A tale scopo sarebbe utile un’ educazione sessuale nelle scuole, aperta anche ai genitori, che si trovano ad affrontare le nuove problematiche nell’educazione dei loro figli, legate soprattutto all’utilizzo delle nuove tecnologie, nonché una formazione rivolta anche agli insegnanti, affinchè possano indirizzare gli alunni verso un utilizzo consapevole di Internet, per navigare in sicurezza.

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