Setting inediti: la pandemia ha cambiato le nostre abitudini sociali, di lavoro e di relazione. In particolare questa seconda ondata, a cui nessuno voleva credere, rende interminabile il periodo di convivenza col nemico, nascosto e invisibile e determina in noi una profonda diffidenza nell’entrare in contatto con gli altri. Il bisogno di comunicare ha dovuto trovare canali alternativi alla socialità, attraverso le riunioni di lavoro, le aule di formazione, a cui sono seguiti lo smart working, la didattica a distanza, etc… Si sono moltiplicati anche corsi online e tutorial sulla pratica psicologica, insieme all’aumento dei webinar (seminari via Web) e dei convegni sulle piattaforme online.

Anche le Consulenze  Psicologiche, e la Psicoterapia  si sono dovute spostare su piattaforme digitali Skype, WhatsApp, Zoom. L’avvento del Coronavirus ha creato un’esplosione nella comunicazione digitale, che ha confrontato gli psicologi con i limiti della connessione, con le telecamere, il virtuale in genere. Sebbene le sedute online soffrano il prezzo della perdita di una parte della comunicazione emotiva, della mimica facciale, dei micro movimenti, della gestualità, del contatto fisico, e del corpo, sono diventate il mezzo che ci ha consentito di raccogliere la richiesta d’aiuto, in un momento tanto delicato e difficile, quale la pandemia, portatrice di forte un disagio psicologico e di sentimenti d’ansia da contagio, claustrofobia e angoscia di morte.

Setting inediti: come trasformare il limite in risorsa, una nuova sfida

Molte perdite, ma anche alcuni guadagni: così lontani, così vicini, in remoto siamo entrati nelle case dei nostri pazienti, sorprendendoli, nei loro spazi, nella loro intimità quotidiana, mal vestiti, spettinati e struccati, spettatori a loro volta delle nostre case e dei nostri spaccati di vita. Forse siamo apparsi loro meno forti nel ruolo di Psicoterapeuti, “soggetti supposti sapere”, in questo tempo sospeso, senza abiti professionali, mostrando loro i nostri spazi di vita abituali e combattendo un nemico comune. Possiamo però con certezza affermare che si è creata una maggiore complicità. La tecnologia ci ha consentito di vivere una vicinanza emozionale maggiore di quella vis-à vis, che davvero non avremmo mai immaginato.

Il Covid-19 ha proposto lo sviluppo di setting online

Setting inediti,  con l’insorgere della  pandemia si è potuto verificare che un numero sempre crescente di persone vivono connessa in network virtuali. In Italia (We Are Social) sono circa 50 milioni le persone connesse in rete per oltre 6 ore il giorno. In un contesto di questo tipo anche il rapporto tra paziente e psicologo è cambiato e l’utilizzo del digitale, già in essere per gli italiani all’estero, a seguito la loro difficoltà ad affrontare un percorso terapeutico  “madre lingua” si è notevolmente esteso, diventando una necessità anche per i pazienti in cura, che sono passati alla terapia in remoto, per non interrompere il loro percorso.

Setting inediti: la costruzione del setting a distanza

La tecnologia fa ormai parte della quotidianità ed è necessario renderla adatta anche al rapporto terapeutico. La pratica a distanza richiede di concordare col terapeuta la costruzione di un setting sicuro, cioè di uno spazio di lavoro dove avvenga l’incontro terapeuta-paziente, quello spazio della casa preferibilmente silenzioso e lontano da familiari e conviventi, per creare un “luogo” privo d’interferenze ed intrusioni, per definizione privato.

Dopo circa due decenni di pratica sull’efficacia della telepsicologia, ignorata in buona parte dagli psicologi italiani, diffidenti verso questo tipo di strumento, la pratica della psicologia online si è immediatamente espansa. Il “mindset”, cioè la mentalità dello psicoterapeuta italiano ha affrontato il cambiamento rapido ed epocale, e la psicoterapia online si è ampliata ed estesa, rompendo le proprie barriere e facendo di necessità virtù.

Setting inediti, sembrano presentare aspetti positivi.

In futuro, superata l’emergenza Covid-19, potremmo assistere all’abbandono della pratica psicologica online, in favore della terapia in presenza, che rappresenta la normalità. Appare comunque improbabile prescindere dall’utilizzo della tecnologia nel lavoro terapeutico oggi, dopo che questa crisi emergenziale ci ha obbligati a cambiare molte delle nostre certezze. Resta fuori dubbio che la tecnologia e le nuove forme di connessione a distanza fanno ormai parte dell’individuo, pertanto noi psicologi difficilmente potremmo rinunciare a questi strumenti ormai acquisiti.

 

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