Apr 7, 2025 · Letterarie e Cinematografiche, Sociali

The Elephant Man: riflessioni sulla malvagità umana – psicologi livorno –

La storia Joseph Merrik, l'uomo elefante, il freak della Londra vittoriana proto-industriale, deformato dalla malattia e ridotto a fenomeno da baraccone. Il film ha ottenuto 8 candidature a Premi Oscar, 4 candidature a Golden Globes.

The elephant man film. Regia di David Lynch con Anthony Hopkins, John Hurt, Anne Bancroft, John Gielgud, Wendy Hiller, Freddie Jones Drammatico, – Gran Bretagna, 1980

La storia di Joseph, l’uomo elefante, il freak della Londra vittoriana proto-industriale, deformato dalla malattia e ridotto a fenomeno da baraccone. Il film ha ottenuto 8 candidature a Premi Oscar, 4 candidature a Golden Globes.

The elephant man: Londra, seconda metà dell’Ottocento 1884, Joseph Merrick è un’attrazione da circo, a seguito una neurofibromatosi, sindrome di Proteus, che gli ha deformato il volto rendendolo  inguardabile. Diviene proprietà di Mr. Bytes che lo esibisce sotto il nome di “The Elephant Man”.

Il dr.Frederick Treves vedendo lo spettacolo di Bytes, un malvagio imbonitore che lo  spende come fenomeno da baraccone, riesce a trasferire Joseph in ospedale per esporlo ad una lezione di medicina a seguito della sconosciuta malattia che lo affligge. Quando Treves scoprirà che Merrick non solo è in grado di leggere ma è un uomo colto, gentile e raffinato, lo trasformerà gradualmente in un protagonista della buona società della Londra vittoriana.

Mel Brooks produce le memorie di Frederick Treves  sul caso di Joseph Merrick e affida la regia a David Lynch, artista statunitense ancora sconosciuto.

Il regista costruisce un prologo e un epilogo onirici che evocano una visione cosmica del mistero della natura che ha colpito il protagonista. Il film si fonda sulla difesa della diversità e lancia uno sguardo negativo sulla natura umana ritratta nella sua malvagità e immersa nel pregiudizio sociale.

The Elephant Man tocca punte di rara crudeltà nel ritrarre i limiti etici oltre i quali la società si spinge. Lo spettacolo che ne scaturisce è doloroso e insostenibile, così come il viso di Merrick:. Per paura o ignoranza l’uomo basa le proprie concezioni su un’idea conforme di bellezza (o bruttezza), dove la visione di un caso opposto diviene polo di attrazione o repulsione.

The Elephant Man è un ritratto sulla dignità e la sensibilità umana

The elephant man è un ritratto della sensibilità umana nascosta dentro un corpo deforme. In questo film di David Lynch conosciamo la “storia vera” di Joseph Merrick che, dopo aver passato parte della sua vita nel mondo del circo, trova pace nei suoi ultimi anni presso l’ospedale di Londra, dove riceverà anche l’omaggio dei reali d’Inghilterra.

Joseph disponeva solo di una mano utile e, sebbene fosse piccola come quella di un bambino di 10 anni, mostrò sempre una grande abilità per i lavori manuali tanto da creare affascinanti costruzioni di carta, con cartone e stuzzicadenti, era solito regalare queste piccole opere alle le persone che si dimostravano gentili con lui.

“È vero che la mia forma è molto strana, ma incolparmi di ciò è incolpare Dio; se potessi crearmi di nuovo, cercherei di non sbagliare nel compiacervi.

Se potessi arrivare da un polo all’altro o raggiungere l’oceano con le mie braccia, chiederei di essere misurato per la mia anima, la mente è la misura dell’uomo”.

La storia di Joseph Merrick così bella, meritava di essere portata sul grande schermo in un modo speciale, quale omaggio alla sua delicatezza. Il virtuosismo e l’intelligenza dovevano risaltare sulla pelle abitata dalle protuberanze e deformità.

Il film risultò una tela in chiaroscuro sulla dignità umana

Una produzione dove la bontà emerge sulla perversione e la mostruosità. The Elephant Man vinse 8 nomination all’Oscar nel 1981 anche se non ne vinse nessuno, la storia lo ha consacrato già come  opera di culto

Attraverso il film è stato possibile mostrare il sommerso mondo vittoriano che accompagnò la vita di Joseph Merrick per affondare lo sguardo del pubblico in quel cumulo di angoscie che segnarono l’esistenza di quel giovane colpito da gravi malformazioni, presenti già nel primo anno di vita.

La fotografia monocromatica risultò molto utile per evidenziare il mondo circense dove veniva esibito l’uomo elefante. Lo spettacolo del freakshow era l’unico espediente di cui disponevano le persone deformi e Joseph Merrick riscosse un notevole successo in Europa durante il 1880.

Fu solo il dottor Frederick Treves, Anthony Hopkins capace di scorgere l’essere umano sotto la pelle del “mostro”, commosso davanti al giovane che chiedeva di essere visto come una persona, non come un animale.

The Elephant Man: la doppia esibizione pubblica

Nonostante il dottor Treves si senta molto vicino al giovane Merrick, lo spettatore avverte che in lui vi è anche un profondo interesse scientifico che espone il giovane davanti ai colleghi e patologi, Egli fa tutto il possibile affinché l’uomo elefante resti in vita nel London Hospital, riuscendo a mostrare che sotto le protuberanze e la sua pelle spessa Joseph era un grande lettore e aveva una visione del mondo pulita e speranzosa. L’ombra dell’ infanzia di Merrick colpita dalle violenze estreme e dai suoi anni oscuri non avevano intaccato, ne indurito il suo cuore; infatti non perdette mai la sua delicatezza, i modi squisiti, la sua fiducia nelle persone. Come lui stesso affermava, la speranza e l’ottimismo scaturivano dall’amore donatogli dalla madre, alla quale era rimasto profondamente attaccato, una bella e giovane donna che gli trasmise la passione per i libri e che lui si portava orgogliosamente con se mostrando a tutti la sua foto.

Il London Hospital raccolse diversi fondi per permettere a Merrick una vita confortevole nell’istituto, ma ciò nonostante egli morì improvvisamente il mattino dell’11 aprile 1890, a 27 anni, mentre dormiva.

“io sono felice a ogni ora del giorno, perché so di essere amato!”

Il film riesce a darci un ritratto fedele dell’umanità contenuta nel corpo malconcio di Joseph Merrick: la musica, la fotografia, la regia ben studiata, ci ha restituito di Joseph un uomo carico d’umanità con una mente rimasta intatta nonostante le umiliazioni e i maltrattamenti.

“Io non sono un animale, sono un essere umano!”

Lynch gira il film in bianco e nero, una scelta stilistica che aderisce alla volontà di ricordare in qualche modo la rivoluzione Industriale, con il suo fumo, la sua sporcizia, la sua miseria.

Nella pellicola molti dettagli ricordano quali dovevano essere all’epoca le risorse energetiche, l’illuminazione, i sistemi di riscaldamento. Anche le visioni oniriche di Merrick sono ossessionate da immagini di officine fumose in cui gli operai lavorano come schiavi  e il suono nel film gioca un ruolo fondamentale nella creazione di quella atmosfera.

Alan Splet, il curatore del suono, introduce in certi momenti battiti sordi, sibili, fischi di vapore, gorgoglii meccanici, sbuffi industriali, suoni eolici. Un altro effetto sonoro sul quale si insiste è quello del respiro faticoso e ansimante di Joseph Merrick. Probabilmente l’intenzione è quella di paragonare, la macchina corporea sofferente dell’uomo elefante e le industrie dell’epoca. John Morris scrive la colonna sonora del film, che sottolinea l’impianto melodrammatico della storia.

Il film resta non intaccato dallo scorrere del tempo: visioni e re-visioni (sullo schermo, nei passaggi tv, in home video) non ne scalfiscono l’autenticità,

La voce della madre di Joseph , è uno dei più compatti corpi/non corpi che popolano l’immaginario lynchiano, a proporsi, a dire:

“Mai oh…mai niente morirà, l’acqua scorre, il vento soffia,

la nuvola fugge, il cuore batte…niente muore”

“Io devo affidarmi alla mia immaginazione, per quello che da qui non vedo”

Dirà Joseph ad Anne Bancroft mentre sta riproducendo nella sua camera d’ospedale la cattedrale di cui vede soltanto la sua punta estrema, la sua cupola

Allo stesso modo lo spettatore all’inizio del film dovrà immaginare di vedere il corpo deformato di Merrick, per circa mezz’ora una sorta di “disegno teatrale”, di tende aperte e chiuse, di luci troppo scure per poter vedere, di sipari e maschere: dell’uomo elefante vediamo solo l’ombra dietro la tenda.

Considerato un artista «visionario», il regista David Lynch pratica da più di cinquant’anni la Meditazione Trascendentale, ha creato una sua fondazione in Italia che gli ha permesso di accedere a flussi di coscienza profondissimi, laddove risiede creatività, energia e amore.

La David Lynch Foundation Italia ha l’obiettivo di aiutare le persone di tutte le età, estrazione sociale e cultura a superare lo stress e le difficoltà sviluppando appieno il loro potenziale, con il metodo MT (Meditazione Trascendentale) scientificamente validato, che trasforma la vita dall’interno.

Perché nelle persone avvenga una trasformazione duratura, il cambiamento deve iniziare da dentro. Tale profondo cambiamento produce spontaneamente l’espansione della creatività e dell’energia, migliora la salute, il rendimento professionale e scolastico, riduce lo stress e porta un benessere generale e felicità.

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