Tutte le mattine del mondo  è un film francese del 1991, drammatico, tratto dall’omonimo romanzo di Pascal Quignard. Regia di Alain Corneau con Gérard Depardieu, Jean-Pierre Marielle, Anne Brochet, Guillaume Depardieu, Michel Bouquet. Presentato in concorso al Festival di Berlino, candidato come miglior film straniero ai Golden Globes

La storia

Ormai anziano, Martin Marais, compositore al servizio del re Luigi XIV, ripercorre con la memoria il suo itinerario umano ed artistico, legato alla figura del suo maestro, il signore di Sainte Colombe, originale figura di musicista austero e schivo, appassionato dall’amore per la sua arte, che desidera tener lontana dal fasto della corte e dalle false lusinghe della mondanità.

Morta la moglie, ricusate le profferte reali di suonare a corte, si fa costruire un capanno, dove avvengono delle misteriose apparizioni della consorte, dove si chiudende per ore dedicandosi allo studio della viola da gamba, al quale inizia le due figlie, Madeleine e Toinette.

L’arrivo del giovane Martin sconvolge Madeleine che se ne innamora a prima vista, mentre l’austero genitore lo tratta con crudezza. E’ lei a perorare la causa del giovane invitandolo ad eseguire una propria composizione, inizia così uno strano rapporto con la famiglia Sainte Colombe.

Martin suona a Madeleine il brano “la reveuse”,il sognatore

Madeleine d’altro canto gli si concede, fino a restarne incinta. Poi Marais va a corte, chiamato dal re, e Madeleine dopo un aborto spontaneo, si ammala e deperisce di giorno in giorno. Sentendosi ormai allo stremo, la giovane chiede al padre di suonare il pezzo composto per lei da Martin: il padre fa chiamare il musicista, che in un drammatico, rievocativo incontro le suona il brano “la reveuse“( il sognatore). Partito Martin, la ragazza si uccide e, il signore di Sainte Colombe si chiude sempre più nel suo dolore. Ma Marais vuole avere in eredità le celebri suite del maestro, e va a trovarlo. Dopo un ultimo, intenso colloquio sull’essenza della musica, l’artista decide di donare all’allievo il libro delle sue composizioni, e suona con lui il brano dedicato alla cara moglie, “les larmes” (le lacrime). Infine chiede a Martin di suonargli proprio “la reveuse”, il brano che ha trasportato il compositore, ormai anziano, sull’onda dei ricordi.

Tutte le mattine del mondo: significato del titolo 

La scelta di questo titolo: per parlare di tutti i giorni, di cui le mattine sono il principio, e ogni storia ha un inizio, un centro e una fine della quotidianità, della dedizione, della rinuncia, delle passioni.

Il film si apre con un primo piano di Gérard Depardieu in fin di vita, vissuto con sfacciata discrezione, abitato da sempre dal fantasma della musica, per lui era incarnata nella figura del maestro, scomparso da tempo ma sempre presente.

Il film di Alain Corneau, tra le tante cose, è innanzitutto un film di presenze, sin dall’incipit con l’invadente stazza e il parruccone di Depardieu: la viola, lo strumento per cui si erano incapricciati all’epoca i francesi (siamo sotto Luigi XIV) e, quindi la musica, e il mentore artistico. Un lungo flashback ci racconta la turbolenta relazione fra i due, maestro ed allievo, vittima e carnefice che si odiano, si amano, si cercano e si negano.

Tutte le mattine del mondo: storia di una turbolenta relazione maestro-allievo e romanzo di un amore disperato

È la storia di una travagliata educazione sentimentale, con al centro un devoto allievo ambizioso e appassionato ed  è anche il romanzo di un amore disperato e senza via d’uscita tra una figlia di un padre ingombrante molto amato e, un figlio putativo che forse aveva solo bisogno di una figura paterna.

Il film appartiene molto anche a Gérard Depardieu con la sua interpretazione magistralmente sotto le righe di un personaggio immenso, capace di limitare se stesso al punto di annullarsi, salvo poi salvarsi componendo, creando, non facendo musica ma essendo musica.

La pellicola è attraversata da una musica eterea che proviene da un altro mondo, Corneau concepisce una partitura per viola, una sinfonia pura e limpida, calibrandosi perfettamente tra la necessaria e letteraria voce del narratore e l’azione e, mettendo in scena immagini splendide che sembrano acquarelli d’altri tempi o nature morte, inaspettatamente brillanti nei loro colori freddi e mattutini. Il regista riesce a far parlare qualcosa che non può parlare ma che si libbra nell’aria da sé e, alla fine di questo emozionante film, restano soprattutto quelle arie capaci di far risvegliare i morti.T

Tutte le mattine del mondo semplicemente incanta: è pacato, profondo, curato. Ha immagini bellissime e la sua colonna sonora, curata da Jordi Savall, è da sola un motivo sufficiente per consigliarne la visione.

Sainte-Colombe suonando Le Tombeau des Regrets, la tomba del rimpianto, suscita mistero e struggimento

Notevole il gusto di riproporre uno strumento come la viola da gamba, praticamente scomparso dalla metà del ‘700, considerato il più vicino alla voce umana. Eppure la musica scritta, nel romanzo intriga più della musica dal vivo. Jean-Pierre Marielle, con tragica intensità e asciutta autorevolezza, impersona il taciturno e iroso signor di Sainte-Colombe, il quale morta la giovane moglie, si rinchiuse nella sua casa, nel suo dolore, nella sua musica. Nemmeno gli inviti, gli ordini del re che lo voleva a corte, ci riuscirono. La musica che suona sulla sua viola a gamba – ‘Le tombeau des regrets’  (la tomba del rimpianto) è così bella che risveglia i morti, alla lettera. Nel romanzo, attraverso la parola scritta le apparizioni della moglie defunta suscitano un incanto misterioso e struggente.  Per Corneau non deve esser stato facile tradurle in immagini, testimonianza tangibile di un grande talento.

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